Atalanta, punto d’orgoglio a S.Siro: con l’Inter è 1-1

L’Atalanta riscatta parzialmente la scoppola con il Bayern Monaco uscendo imbattuta da S.Siro, impattando 1-1 con la capolista Inter. Una partita che non passerà alla storia per la bellezza visto che si sono affrontate due squadre in crisi fisica e mentale decisa da due episodi.

Inter in vantaggio con Esposito al 26′ ma sul tiro del giovane centravanti italiano ha severe responsabilità Carnesecchi. L’Atalanta, timida nel primo tempo, cresce nella ripresa grazie all’ingresso di Ederson e De Ketelaere, al 61′ rischia di subire il raddoppio ma Carnesecchi si riscatta ipnotizzando Thuram e all’82’ trova il pareggio con Krstovic che concretizza un cross di Sulemana. L’Atalanta sale a quota 47 punti e aspetta lo scontro diretto tra le sue più immediate inseguitrici, Sassuolo-Bologna.

Atalanta – Bayern Monaco 1-6, l’editoriale – Tre categorie di differenza. E Capello va ancora ascoltato…

Tre categorie di differenza: sono quelle che ci sono attualmente tra Atalanta e Bayern Monaco. E ieri sera – abbiamo aspettato volutamente 24 ore per far sbollire la rabbia – si sono viste tutte.

La prima categoria è quella della differenza tra le due rose dove non c’è partita, ma lo si sapeva. La seconda categoria è quella dell’ampliamento di questo gap. Già a rose complete non c’è partita, figuriamoci se l’Atalanta viene privata dei suoi calciatori più forti come De Ketelaere, Raspadori, Ederson e Scalvini.

La terza categoria, spiace dirlo, l’ha creata del tutto Raffaele Palladino. La formazione presentata ieri non ha avuto né capo né coda ma ha significato semplicemente consegnarsi armi e bagagli a un massacro.

E sinceramente non ci è piaciuta la spocchia con cui Palladino si è rivolto a Capello che giustamente gli ha chiesto conto di scelte alquanto incomprensibili. Così non ci è piaciuta la spocchia di qualche addetto ai lavori che parla di un Capello superato. Don Fabio, piaccia o non piaccia, di calcio ne capisce. E va ascoltato. Sempre.

Palladino: “Complimenti al Bayern, oggi ha vinto il pubblico. Io non mi snaturerò, non giocherò mai a uomo”

Le dichiarazioni di Raffaele Palladino subito dopo la dura sconfitta della sua Atalanta per 6-1 nell’andata degli ottavi di Champions League contro il Bayern Monaco.

Sulla partita: “Intanto facciamo i complimenti al Bayern Monaco che è una squadra fortissima, ingiocabile a tratti, stasera il migliore in campo è stato il pubblico, li voglio ringraziare perché ci hanno sostenuto dal primo all’ultimo minuto. Vederli giocare dalla panchina ti impressiona, giocano ogni pallone con la qualità giusta e con la velocità giusta e ti farebbero male a prescindere dal sistema di gioco. Questa è un’esperienza che ci fa crescere e la rigiocherei così perché se siamo arrivati fino a qua e perché abbiamo questa mentalità e questo DNA, non mi piace snaturarmi e alla squadra non piace snaturarsi“.

Sull’eventuale contraccolpo psicologico: “Questa squadra ha sempre dimostrato di saper reagire alle sconfitte e già da sabato reagiremo“.

Sulla scelta del modulo offensivo: “Ci aspettavamo che loro potevano metterci in difficoltà con i calciatori veloci e con loro valori, noi non difenderemo a zona, sono di questa mentalità e non la cambierò, o si vince o si impara. Teniamo pure conto che abbiamo quattro assenze e ho preferito dare continuità alla prestazione con l’Udinese

Figuraccia Atalanta, il Bayern Monaco tracima 6-1

Il Bayern Monaco passeggia sull’Atalanta nella partita valevole per l’andata degli ottavi di finale di Champions League imponendosi 6-1.

Tre gol per tempo: nella prima frazione vanno in rete Stanisic, Olise e Gnabry, nella ripresa gol di Jackson, ancora Olise e Musiala. In pieno recupero arriva il gol della bandiera firmato da Pasalic. Ma un altro dato va enunciato: il punteggio è addirittura stretto ai bavaresi. Differenza tecnica e fisica esponenziale tra le due formazioni e il risultato è stata la logica conseguenza.

Atalanta-Udinese 2-2, l’editoriale – Una Quaresima da 4-4-2

Chi è credente sa benissimo che sta vivendo il periodo della Quaresima, un arco temporale che rappresenta la preparazione alla Pasqua. Un periodo ingiustamente bollato come fatto solo di “digiuni” e “penitenze” ma che è invece caratterizzato dalla riflessione e dalla preghiera per giungere “rinati” al giorno più importante della Cristianità.

Facendo una comparazione che speriamo non urti la sensibilità di nessuno, l’Atalanta sta vivendo la sua Quaresima. E la partita di ieri con l’Udinese rappresenta una fotografia pressoché perfetta del periodo tosto che sta vivendo la Dea.

Rinunciare forzatamente a tre uomini come De Ketelaere, Raspadori ed Ederson (a proposito, Zingonia, ci sono novità in merito a questa situazione che sta diventando stucchevole?) già è una scocciatura non da poco.

Se a questo si aggiungono partite ogni tre giorni (conquistate per merito, ci mancherebbe), legni a volontà (anche ieri un altro palo), reti prese su palle inattive come se piovesse (anche ieri un altro gol subito in questo modo) e due calciatori che stanno rendendo un centesimo delle loro potenzialità (Kossounou e Bellanova), la spiegazione del 2-2 con l’Udinese è presto fatta.

Da questa gara, però, giusto trarre una considerazione: passando al 4-4-2 l’Atalanta ha rimontato i friulani in men che non si dica con la doppietta di Scamacca.

Questo modulo – come insegnano i maestri di tattica – è quello che permette a una squadra in forte difficoltà di tenuta fisica (e l’Atalanta lo è) di risparmiare energie, di difendere con ordine e di attaccare con più criterio.

E permetterebbe – Palladino ci consenta di dargli questo consiglio non richiesto – ai sopracitati Kossounou e Bellanova di eseguire ruoli più conservativi (rispettivamente il centrale difensivo e il terzino destro) e più semplici da fare per aiutarli a superare il loro momento no in maniera che finalmente possano dare il loro contributo alla squadra.

Speriamo che il tecnico napoletano tragga quest’insegnamento dalla ripresa di ieri. Una Quaresima da 4-4-2 per poi tornare a essere completi, convincenti e competitivi per difendere il settimo posto da Bologna e Sassuolo. Inutile fare voli pindarici, questo è l’unico realistico obiettivo dell’Atalanta in questo campionato.

Lazio-Atalanta 2-2 (semifinale andata Coppa Italia), l’editoriale – Ingiusto pretendere di più

Sinceramente? Ci stupiamo di chi si sia stupito. E ci stupiamo ancora di più di chi stia criticando la prestazione e il risultato ottenuto dall’Atalanta ieri a Roma contro la Lazio nella semifinale di andata di Coppa Italia.

Si affrontavano due squadre che stanno vivendo due momenti completamente diversi. La Dea è in pieno tour de force, è in corsa su tre fronti e vede assenti tre dei suoi quattro elementi più forti (e, a tal proposito, se la società ci facesse sapere qualcosa di più su Ederson perché – lungi da noi fare gossip – i tempi della sua assenza stanno contraddicendo la definizione “affaticamento muscolare” sarebbe cosa gradita).

Dall’altra parte, invece, la Lazio, semicitando Zaccagni, ieri si giocava una grande parte di stagione e ha giustamente fatto all in sulla sfida di ieri.

Ecco perché la compagine di Palladino doveva ottemperare a due scopi: lasciare aperta la qualificazione e risparmiare quante più energie possibili. Missione compiuta.

Durante la gara, l’Atalanta ha naturalmente alternato fasi di pressione a fasi di contenimento proprio per evitare di dissipare energie fisiche e mentali. Però, quando ha accelerato, ha dimostrato la sua maggiore qualità.

Due reti fatte rispondendo quasi immediatamente ai due gol laziali che sono sembrati più frutto di casualità e di errori gratuiti (soprattutto quello di Dia dopo lo svarione di Pasalic), un altro annullato per il mezzo ginocchio di Zappacosta in fuorigioco e una traversa colpita dallo stesso esterno nerazzurro.

Sull’altra sponda, solo una parata di Carnesecchi su un tiro di Taylor da fuori oltre ai gol e tanto generosa quanto infruttuosa pressione. Segno che i biancocelesti sono stati molto cinici da questo punto di vista.

Quindi, di cosa stupirsi? Di cosa lamentarsi? Certo, a tutti noi piacerebbe che la questione qualificazione si chiudesse già. Ma, per le condizioni al contorno che abbiamo detto e ridetto, non era possibile. Ed è ingiusto pretendere di più.

Palladino: “Buonissima partita, discorso qualificazione aperto”

Le dichiarazioni dell’allenatore dell’Atalanta Raffaele Palladino dopo la semifinale di andata di Coppa Italia in casa della Lazio terminata 2-2 rilasciata ai microfoni di SportMediaset

Sulla partita: “Abbiamo fatto una buonissima partita contro una buonissima squadra, partita piacevole contro una squadra di qualità contro quella di Sarri. Abbiamo fatto meglio nel primo tempo nel quale abbiamo avuto diverse occasioni ma non siamo stati incisivi. Della ripresa mi è piaciuta la voglia di riprendere subito il risultato, alla fine è un pareggio giusto“.

Sul discorso qualificazione: “Aspettiamo il secondo tempo in casa, il discorso qualificazione è aperto, 50 e 50“.

Sull’essere in corsa per tre obiettivi: “Per noi è motivo di grande soddisfazione essere in corsa per tre obiettivi ma è anche molto stancante“.

Sui singoli: “Musah è un calciatore che ha giocato meno ma ora sta avendo più spazio ed è molto importante per noi come lo sono tutti i componenti della rosa. Samardzic? Sta avendo continuità, è un calciatore che mi piace molto ma deve migliorare negli ultimi 25 metri perché ha nelle corde le qualità per poterlo fare“.

La Lazio chiama, l’Atalanta risponde: 2-2 nella semifinale d’andata di Coppa Italia

Termina 2-2 la semifinale di andata di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta. Il primo tempo finisce 0-0, con la Dea che recrimina per una rete annullata a Krstovic per fuorigioco di ginocchio di Zappacosta e per la traversa colpita dallo stesso esterno.

Nella ripresa la Lazio colpisce due volte, prima con Dele-Bashiru al 47′ e poi con Dia (che sfrutta un regalone di Pasalic) all’87’ ma l’Atalanta in entrambi i casi risponde subito prima con Pasalic al 51′ e poi con Musah all’89’. Il 21 o il 22 aprile il ritorno.

Sassuolo-Atalanta 2-1, l’editoriale – Che fastidio

Sì, lo ammettiamo, siamo ancora in pieno loop sanremese. E quindi prendiamo in prestito il titolo della canzone di Ditonellapiaga, arrivata terza in classifica, per redigere l’editoriale riguardante Sassuolo-Atalanta 2-1.

Che fastidio…il Sassuolo: se è scritto che ogni squadra ha la sua bestia nera, l’Atalanta ne ha una neroverde. Sconfitta all’andata con conseguente esonero di Juric, sconfitta al ritorno. Per fortuna non ci giocheremo più contro in questa stagione.

Che fastidio…le palle inattive: Beukema sette giorni fa, Koné ieri. Ogni punizione o calcio d’angolo contro l’Atalanta si sta trasformando in un’occasione per l’avversario. E non è un fattore positivo.

Che fastidio…la superiorità numerica: come fare a trasformare un vantaggio in un boomerang? Chiedere lumi all’Atalanta. Esattamente come accaduto con il Genoa, giocare 11 vs 10 ha destabilizzato chi…aveva un uomo in più. Come mai? Boh.

Che fastidio…la mancanza di concretezza: possiamo parlare quanto vogliamo ma sono girati male anche gli episodi. E se Zalewski e Samardzic l’avessero buttata dentro nel primo tempo molto probabilmente staremmo parlando d’altro.

Che fastidio…la sfortuna: sul 3-2 a sfavore all’Olimpico Gatti la butta dentro e fa in modo che la Juventus esca indenne dallo scontro diretto con la Roma; sul 2-1 a sfavore al Mapei Stadium Scalvini coglie una clamorosa traversa. Le classifiche finale si scrivono anche in base a questi episodi.

Che fastidio…gli infortuni: un tour de force da affrontare senza De Ketelaere, Raspadori e (forse) anche Ederson. Uscirne indenni sarà proibitivo.

Che fastidio…chi cambia spesso opinione: vero che il risultato è l’unica cosa che conta, ma non si può passare dall’esaltazione alla depressione e viceversa in men che non si dica.

Atalanta sfortunata, scarica e sprecona: il Sassuolo si impone 2-1

L’Atalanta paga le fatiche di Champions League e si arrende 2-1 al Sassuolo nella sfida valevole per la 27/a giornata di Serie A 2025/2026. I neroverdi hanno meritato il successo nonostante l’inferiorità numerica dal 16′ per l’espulsione di Pinamonti trovando i gol della vittoria con Koné al 23′ e Thorstvedt al 69′.

La compagine di Palladino accorcia le distanze solo all’88’ con Musah ma si mangia le mani per le reti divorate da Zalewski e Samardzic nel primo tempo e per i legni colpiti dallo stesso Samardzic e da Scalvini nella ripresa. L’Atalanta resta al settimo posto con 45 punti.