Roma-Atalanta 1-1, l’editoriale – Siamo ancora in corsa

A questo punto della stagione (e se ne facciano una ragione i giochisti) bisogna essere pragmatici e un pochino fortunati per riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Ebbene, Raffaele Palladino ieri lo è stato all’Olimpico contro la Roma, portandosi a casa un buon punto contro i giallorossi dell’ex Gasperini.

Inutile girarci attorno, mentalmente parlando la prestazione della Dea è stata influenzata da due partite: la sconfitta del Como a Sassuolo e la semifinale di ritorno di Coppa Italia con la Lazio mercoledì.

Il ko dei lariani al “Mapei Stadium” consentiva all’Atalanta di potersi anche “accontentare” del pareggio per mantenersi in corsa in un posto in Europa League via campionato e di centellinare le energie soprattutto nella ripresa in vista dello scontro con la squadra di Sarri.

Ebbene, la teoria si è trasformata in pratica. Primo tempo giocato più a viso aperto dove la Roma ha avuto tre occasioni con Soulé e Malen che hanno sbattuto su Carnesecchi e l’Atalanta è stata concreta al 50%: cinica con Krstovic che ha trovato il gol del vantaggio al primo tiro in porta, sprecona con Ederson che si è divorato lo 0-2 che avrebbe indirizzato la partita.

Primo tempo che però si è concluso con la grande rete della Roma siglata da Hermoso (forse il più bel gesto tecnico della partita). Nella ripresa vuoi la mancanza di energie, vuoi la paura di perdere, la gara è scemata di intensità e c’è stata solo un’occasione casuale dello stesso Hermoso (colpo di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo terminato sulla traversa).

Alla fine, dunque, è arrivato un pareggio che può soddisfare Palladino. L’obiettivo di rimanere in corso per un posto in Europa League è stato raggiunto. Ora, però, testa alla Lazio e alla Coppa Italia. Per scrivere un altro pezzettino di storia.

Palladino: “Risultato giusto dopo una bella partita. Siamo ancora in corsa ma mercoledì partita dell’anno”

Le dichiarazioni di Raffaele Palladino subito dopo il pareggio della sua Atalanta in casa della Roma per 1-1 rilasciate ai microfoni di Sky

Sulla partita: “Bella partita tra due squadre che volevano vincere e che si sono affrontate l’un l’altra con coraggio. Abbiamo giocato con spirito e mentalità, ci prendiamo questo punto che alla fine è un risultato giusto“.

Sull’aver sciupato un’occasione: “Non direi che abbiamo sciupato, perché abbiamo recuperato un punto sul Como e mantenute inalterate le distanze con le Roma. Abbiamo fatto due grandi prestazioni, ce la stiamo giocando con tutti, adesso abbiamo forse la partita più importante dell’anno con la Lazio in Coppa Italia“.

Sui cambi: “Scalvini aveva preso un colpo all’anca, Kolasinac ha avuto un leggero fastidio che dobbiamo vedere nei prossimi giorni e ho voluto sostituirli tutti e due, De Ketelaere era reduce da un’influenza e quindi ho preferito mettere dentro gente fresca anche perché nel primo tempo ci siamo abbassati perché ero in difficoltà difensiva con i terzi difensivi“.

Su Krstovic e Scamacca: “Nikola sta facendo bene, Gianluca ha la mia fiducia e dimostrerà il suo valore, oggi ho scelto Krstovic perché mi serviva un attaccante che tenesse a bada N’dicka sui duelli. Se possono giocare assieme nella prossima stagione? Pensiamo a finire bene questa“.

Atalanta, buon punto contro l’ex Gasp. A Roma è 1-1

Termina 1-1 lo scontro diretto in chiave Europa League dell’Olimpico tra Roma e Atalanta. Nel primo tempo le due reti. Al 12′ Dea avanti su Krstovic che beffa Svilar con un chirurgico diagonale. La Roma reagisce con un Malen che trova l’opposizione di Carnesecchi ma poi Ederson si divora il punto del 2-0.

Gol mangiato, gol subito. Al 45′ Hermoso trova la rete del pari con una girata al volo su sponda di Rensch. Nella ripresa, partita bloccata con una sola pallagol per la Roma, il colpo di testa di Hermoso terminato sulla traversa. Alla fine, un pareggio sostanzialmente giusto.

La Roma raggiunge il Como a quota 58 punti al quinto posto, l’Atalanta resta settima a 54 punti.

Gasperini: “Via da Bergamo per il cambio di proprietà. Se ci fosse stato ancora Antonio Percassi…”

Alla vigilia di Roma-Atalanta, l’allenatore dei giallorossi Gian Piero Gasperini ha toccato vari temi. In primis, si è detto sorpreso dall’intervista dell’immediata vigilia di Roma-Pisa dove Claudio Ranieri non è stato tenerissimo nei suoi confronti. Ma poi ha parlato anche di Atalanta. Arrivando persino a commuoversi. Questa la conferenza, tratta da vocegiallorossa.com

Prende la parola Gasperini.
«Allora, c’è stata questa intervista di venerdì scorso che ha creato tutta questa situazione in questa settimana. Per me è stata veramente una sorpresa incredibile, perché non c’è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri, sia nelle conferenze che facevamo magari con altra gente, oppure nei rapporti tra noi due. Quindi è stata una cosa veramente inaspettata. E dico che in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, questi toni da parte sua. Da quel momento in poi mi sono solamente preoccupato, primo di non rispondere, secondo di cercare di, anche se involontariamente sono coinvolto, non creare nessun tipo di danno, nessun tipo di difficoltà alla squadra, principalmente, e anche nel rispetto del pubblico. C’erano 60.000 persone, ce ne saranno magari 60.000, forse anche di più domani, che vengono allo stadio per vedere la partita, una partita importante, di livello, dove noi abbiamo ancora delle chance per poterci giocare. E credo che la cosa importante sia questa. E quindi gradirei veramente che parlassimo di questo, anche perché non sono intervenuto durante tutta la settimana, non è arrivato da tutti, avrei voluto cercare di impedire tutto questo, ma è stato impossibile da parte mia. E quindi da oggi vorrei veramente che parlassimo di calcio, del rispetto per una partita che alla 33esima giornata, una partita dopo tante giornate, dopo un campionato, un percorso che abbiamo giocato insieme, che possiamo, e credo, e mi auguro che sia una bellissima partita».

Quanto è stata difficile questa settimana?
«È evidente che però, mio malgrado, ho subito tutto questo impatto mediatico che c’è stato. Se devo dire, per me e per la squadra, per la partita di domani, l’alibi è 0. Noi domani abbiamo la testa di giocare una gara, come ho detto prima, dopo 33 giornate, cioè la 33esima è domani, e quindi siamo in un percorso vicino a quello che sarà il finale. È una partita importantissima per tutte e due le squadre, più per noi, sicuramente. E noi la concentrazione l’abbiamo cercata di spostarla solo ed esclusivamente sul piano tecnico, sul piano della gara, e nel tentativo, per me, fondamentale di non creare né alibi né di arrecare danno alla squadra, danno alla gente, in nessun tipo. Questo è stato l’unico mio obiettivo. Adesso andiamo a giocare la partita finalmente domani e potremo confrontarci per questo traguardo».

Sulle discussioni con lo staff medico.
«Sì, che a volte è motivo anche di confronto e discussione interna, che è abbastanza normale. Cioè, in questo caso Wesley si sente di poter giocare, perché ha grande generosità, ha voglia di poter giocare, effettua sprint, scatti, tiri, però magari la parte medica considera, giustamente, non lo so questo, che invece ci siano dei rischi o non voglia rischiare. E su questo a volte si innescano anche delle discussioni, si innescano anche delle problematiche. Di lì a fare tutto un altro tipo di discussione, ci passa. È così, ma Wesley ha una voglia incredibile di partecipare a questa gara e magari da parte si frena. Adesso vedremo, vedremo anche domani, però l’indicazione, se del medico, l’indicazione di no, io non posso fare nulla. Cioè io mi sono sempre tenuto alle indicazioni mediche, non ho mai forzato. Certo, sì, posso dire cerchiamo di, ma rientra nella dialettica normale, cercando di avere un po’ di coraggio, ma non posso andare a forzare delle situazioni. Dipendono, tutti gli allenatori dipendono dall’ok medico prima di poter utilizzare un giocatore».

Questa situazione può destabilizzare la squadra?
«Zero. Zero. Zero. Dobbiamo giocare la partita, è una partita importante, siamo ancora, nessun alibi, anzi semmai un po’ di benzina in più, un po’ di propellenti in più, credo anche che la gente lo capisca e quindi sosterrà ancora più forte la squadra».

Lei si sente più vicino o più lontano a restare allenatore della Roma l’anno prossimo?
«Lei continua a parlare di altre cose, io parlo di partita. Ho già detto che non voglio creare nessun tipo di problema, con queste domande lei crea dei problemi. Quindi faccia una domanda sulla squadra o sulla partita di domani. Io qui sull’altra cosa ho chiuso. Se le fa piacere, parliamo di calcio. E io le ho risposto. No, le ho risposto, se mi vuole fare una domanda di calcio sulla partita di domani, le rispondo. Se mi vuole continuare su queste situazioni, ho chiuso».

Sulle scelte di domani.
«Sulle scelte insomma sono quelle, sono quelle a parte i giocatori che sono fuori, che sono in recupero, non è cambiato niente rispetto alla settimana scorsa, se non che abbiamo perso Pellegrini, questo è veramente stato un peccato, anche la natura dell’infortunio che ha subito. Quindi la rosa è ben definita, su quello, e la probabile formazione, c’è il problema di Pisilli, che ha avuto all’inizio settimana una distorsione alla caviglia, che però sembra aver recuperato abbastanza bene, dobbiamo valutare oggi, ma le alternative sono quelle, le alternative tecniche non è che ci discostiamo molto da quello».

L’approdo o no in champions può orientare le decisioni a fine stagione?
«Questo deve chiederlo chiaramente alla società, ma la società in questo è stata sempre molto chiara e devo dire lo è stato anche Ranieri. Io invece ho sempre pensato che noi con molto poco eravamo possibili (da Champions, ndr), e lo siamo ancora, al di là di quello, cioè di solito il contrario, ma di solito si stabiliscono obiettivi più alti magari, e l’allenatore cerca di, consideravo che fosse possibile. Lo consideravo da subito, da quando sono arrivato, lo consideravo a maggior ragione a gennaio, ma ho sempre spinto in questa direzione per cercare di migliorare la squadra, non per motivi personali, e perché ho sempre creduto che fosse possibile. E ancora oggi, nonostante tutte le defezioni insomma che abbiamo avuto, purtroppo in questi mesi, perché da fine dicembre in poi abbiamo avuto tutta una serie di defezioni importanti. Fino a quel periodo c’è stato uno standard continuo di squadra, di prestazioni di squadra e di componenti di squadra, non abbiamo mai avuto fino all’andata delle defezioni così continue e così lunghe. Ci sono stati infortuni di Ferguson, ci sono stati infortuni di Dovbyk, però riuscivamo a compensare. A un certo punto, insomma, da gennaio in poi, si è aggiunto Soulé, si è aggiunto Dybala soprattuto, è arrivato Malen. Però ho sempre pensato nella mia testa che noi, anche così, ma con un po’ di idee in più, avremmo avuto ancora più chance. Ma questo rientra nella dialettica dei confronti che si fa in qualunque azienda. E ripeto, non sono mai stati dei toni con Ranieri. Mai stati dei toni così aggressivi come con Ranieri. Adesso siamo qui e giochiamo, giochiamo ancora, nonostante tutto siamo convinti. Domani è una partita che, se riusciamo a battere una squadra forte, una squadra molto forte, che probabilmente, Non solo perché è una diretta concorrente con noi, ma anche per prendere punti alla Juventus e al Como. Anche per loro forse l’ultima chance, forse non basta neanche. Ma è una squadra che poi ha un passato dietro, cioè, è una squadra che l’anno scorso è arrivata terza, una squadra forte, con una grande rosa, una squadra che ha fatto la Champions. È un ostacolo duro, se lo superiamo io quando ero all’Atalanta consideravo sempre la Roma, un limite, no? Cioè, se noi battiamo la Roma, sicuramente siamo in Europa, probabilmente siamo in Champions. La vedevo sempre in questo modo. Ora che sono da questa parte dico, se noi battiamo l’Atalanta siamo autorizzati a giocare in Champions, meritiamo di giocare la Champions. Paradossalmente adesso sono da questo lato. Ci sono delle squadre che sono, poi è chiaro, c’è l’Inter, la Juve, il Milan, Napoli, che sono sempre state un passo un po’ più avanti. Però questo è il parametro che io mi sono sempre creato. Con l’Atalanta domani così. È una squadra che fa la Champions da anni, una squadra che è costruita con una rosa importante, senza ritornare poi al passato, e quindi la vedo, la vedo in questo modo per la Roma».

Le chiedo secondo lei quanto manca alla Roma e cosa la preoccupa di più eventualmente come programmazione futura.
«
Ho detto che esiste questa differenza, ho detto che ho sempre lavorato per cercare di migliorare la mia squadra, ho sempre spinto, ho sempre motivato nel tentativo di migliorare la mia squadra per quelli che sono i miei ideali di calcio. Sono stato chiamato qua per sviluppare una squadra per quelle che chiaramente sono le mie idee di calcio, quindi ho sempre spinto in una direzione di certi tipi di giocatori e questo è sempre stato il mio intendimento, senza altri scopi. La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere subito, se possibile, non aspettare niente, se possibile subito. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata sicuramente, probabilmente più agevole, però ci proviamo lo stesso. Per me l’obiettivo rimane quello».

Cosa pensa di questa Atalanta e di Palladino?
«Raffaele l’ho conosciuto quando aveva 17 anni. Poi sono andato a vederlo in una partita di Serie C e poi dopo l’ho allenato prima in Primavera, con la quale abbiamo vinto Viareggio, poi dopo l’ho allenato negli anni a Genova e poi, quando ho iniziato a fare l’allenatore a Primavera. Credo di essere stato a lungo un riferimento anche per lui, ma le tensioni della gara sono normali, anche tra… cioè le tensioni della gara, ognuno tira per la sua squadra, questo mi sembra evidente, poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, ma è anche giusto che sia così. Io avevo degli amici quando giocavo che ci davano di quelle legnate durante la partita, poi andavamo a cena insieme. Magari ti dai i peggiori insulti, purtroppo l’agonismo è fatto anche di queste situazioni, ma poi deve rientrare tutto nelle leggi dello sport. Le leggi dello sport sono quelle che io non solo affronto una squadra costruita, io sento la Champions. Sono venuto via da Bergamo che avevo ancora un anno di contratto, con una società che voleva assolutamente allungare il contratto, dove io consideravo che il ciclo si era chiuso perché ritenevo che non fosse più possibile fare da parte mia di più di quello che avevamo fatto. Era giusto che ci fosse qualcun altro. Avrei mantenuto e rispettato il mio contratto, ma avevo già detto da mesi che non avrei più rinnovato. Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto. Sicuramente è stata una storia lunga, nove anni. Io mediamente sono stato otto anni a Genova e nove anni all’Atalanta, vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta. Che forse lavorare con me tanti anni, certo che in nove anni a volte succedono dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti delle cose. Probabilmente succede anche tra marito e moglie, non è solo tra chi. Quando si sta insieme tanti anni, si possono tirare fuori 3, 4 episodi, 5 episodi, magari così di scontro. E quanti ne tiriamo fuori di quelli positivi? 50? 150? Si potrebbero tirarne fuori a centinaia. Poi ho fatto questa scelta e sono contento di averla fatta perché secondo me la proprietà non era più in pieno per caso. La considerazione sull’allenatore non era più la stessa, ma questo senza nessun tipo di problema. Constato questo, ho cambiato e ho cambiato dopo la fine del campionato. Quando la società m’ha dato la possibilità di trattare con altre squadre, sennò io andavo avanti ancora un anno».

Si sente di poter alzare l’asticella?
«Sono venuto con quello spirito. Poi dopo si vedrà anche quest’anno, adesso intanto continuiamo così e siamo lì a giocarci queste ultime sei partite. Io sono venuto con quello spirito, con quella convinzione. Quando ho avuto modo di conoscere questa proprietà, ho detto, ho fatto una scelta anche rispetto a altre cose e ho scelto perché ritenevo Roma una piazza che, se riesci a fare bene a Roma, hai una gratificazione importantissima. Quindi sono venuto con questo spirito».

Domani sarà più fattibile rubare palla dall’alto o una costruzione dal basso?
«Queste sono sicuramente due squadre molto simili in questo. Certo, ci sono dei dettagli all’andata, ci sono delle cose all’inizio che per noi erano state molto buone. Dopo abbiamo sofferto molto la loro pressione, soprattutto la loro voglia in quel momento di vincere. Quindi sono due squadre molto equilibrate, lo dice anche la classifica, anche se noi siamo davanti. Sono due squadre che si conoscono, sicuramente. So benissimo che quei ragazzi hanno un nucleo straordinario che garantisce sempre grande competitività, però io sono anche con i miei ragazzi, che hanno avuto uno spirito tutto l’anno strepitoso. Io credo che domani sia veramente una bella partita, una partita molto difficile per entrambe, molto equilibrata. Ecco, questo, mi piace parlare di questo, parlare di questo tipo di scontro. Quindi mi auguro, anzi sono convinto che avremo anche la gente che darà una mano ai nostri giocatori ancora di più per cercare di, perché è una partita non decisiva, cioè decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente il caso. Abbiamo questo obiettivo che non è quello dichiarato, ma è quello che abbiamo sempre voluto io e tutta quanta la squadra, e ce lo giochiamo. Insieme, insieme ai tifosi che devono pensare alla partita. Mi dispiace di questo perché la gente dovrebbe pensare a sostenere la propria squadra per questa partita».

C’è un qualcosa che ruberebbe dall’Atalanta?
«A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell’ambiente esterno c’è veramente tutto per poter far bene, magari con altre caratteristiche. A Bergamo io ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, chiaramente, e una tifoseria, essendo una sola squadra in una città piccola, compatta, unita a quella che è la squadra e a quella che è la società, questo ha creato un clima ideale. Soprattutto la capacità di aver costruito una squadra forte nel tempo, per tanti anni, una prima squadra dove non c’erano solo dei giovani e dei ragazzi che sono stati valorizzati e hanno venduti per merito della società a delle cifre importantissime che hanno reso questa società ricchissima. Pensate solo quest’anno, vendite di Lookman, i Retegui, i Ruggeri, cosa hanno portato oltre le rendite della Champions. È diventata una società ricchissima, ma la capacità anche di questa società di operare, di costruire insieme a me una squadra, dove c’era però dei giovani, c’era Gomez, c’era Zapata, c’era Ilicic, c’era De Roon, è arrivato a un certo punto Kolasinac, cioè c’è un nucleo molto forte che è andato avanti per anni. E poi è stato sostituito poi da Ederson, integrato da Lockman, Scamacca, cioè è cambiata molto, ma c’è stato sempre un nucleo di muscoli, fortissimo non solo di ragazzini e di giovani, ma una squadra forte, che poteva anche poi cambiare con degli introiti per la società straordinaria nel vendere, pensate a Romero, pensate, ma veramente tanti, e reinvestire, facendo utili. L’anomalia dell’Atalanta è stata che per nove anni ha giocato in Europa con le migliori squadre italiane e europee, facendo utili. Questa era la vera anomalia. Facendo utili tutti gli anni, e questa è stata la cosa straordinaria, ma non solo per Gasperini, chiaramente molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore. Poi la proprietà è cambiata, forse anche perché non c’era più il papà con il quale ero più legato (Gasperini si commuove e lascia la conferenza stampa, ndr).

Questa sera alle 21:40 torna “BergamoNerazzurra in diretta”

Questa sera alle ore 21:40, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di BergamoNerazzurra, torna “BergamoNerazzurra in diretta“. Con il direttore Giuseppe Pucciarelli e i suoi ospiti parleremo dell’immeritata sconfitta dell’Atalanta con la Juventus e ci proietteremo verso lo scontro diretto dell’Olimpico con la Roma dell’ex Gasperini. Vi aspettiamo numerosi.

Atalanta-Juventus 0-1, l’editoriale – Capitano le partite così

Non è stata la prima volta e – purtroppo – non sarà l’ultima volta che l’Atalanta sarà protagonista di una partita come quella di ieri con la Juventus. Vale a dire, una gara pressoché dominata ma con il torto di non aver concretizzato le occasioni create e di essere punita alla prima opportunità avversaria.

Hai voglia a parlare di tattiche, moduli e scelte tecniche quando per sfortuna/bravura di Di Gregorio/imprecisione vengono sciupate ben 5 occasioni mentre gli avversari trovano il più classico dei gol degli ex con Boga tramite un gollonzo da Gialappa’s Band propiziato da una frittata di compartecipazione con Carnesecchi, Djimsiti e Scalvini.

Una sconfitta immeritata, dicevamo, ma che comunque porta con sé un piccolo appunto da fare a Palladino. Nell’assalto finale, l’Atalanta si è incaponita a giocare per vie centrali venendo “rimbalzata” dalla testuggine difensiva bianconera.

Perché, dunque, non si è passato al 4-2-3-1 allargando il fronte offensivo con Raspadori e De Ketelaere sugli esterni e Scamacca ad agire sottopunta alle spalle di Krstovic in maniera da aggirare la densità difensiva juventina?

Poi, probabilmente, si sarebbe perso lo stesso anche giocando fino a domani mattina però almeno provare qualcosa di sorprendente per l’avversario, sconfitta per sconfitta, sarebbe stato opportuno.

Detto questo, assolutamente non scoraggiarsi. Vi è ancora l’obiettivo del sesto posto da perseguire. Soprattutto perché vi è all’orizzonte lo scontro diretto in tal senso con la Roma di Gasperini.

Palladino: “Il calcio è purtroppo anche questo, ma noi in campionato non molliamo”

Le dichiarazioni dell’allenatore dell’Atalanta Raffaele Palladino subito dopo la sconfitta della sua squadra con la Juventus per 1-0 rilasciate ai microfoni di Sky

Sulla partita: “Purtroppo il calcio è anche questo, va accettato. Abbiamo fatto una grande prestazione e sono fiero dei miei ragazzi, gli ho fatto i complimenti anche se non è il risultato che volevamo. Queste sono partite che possono accadere in una stagione che però vanno azzerate e bisogna ripartire“.

Sull’episodio del presunto rigore di Gatti: “Episodio di Gatti? Non parlo, se l’arbitro ha deciso così accettiamo e faccio i complimenti alla direzione di Maresca“.

Sul futuro: “Comunque continueremo a non mollare, abbiamo un campionato da finire bene con la possibilità da risalire“.

L’Atalanta gioca, Boga segna. 1-0 per la Juventus a Bergamo

L’Atalanta gioca forse una delle sue migliori partite ma esce sconfitta contro la Juventus per 1-0 nella sfida valevole per la 32/a giornata di Serie A 2025/2026. La Dea spreca 5 nitide occasioni da gol (tra cui il palo colpito da Scalvini) e la Vecchia Signora trova il gol vittoria con l’ex Boga al 48′ che approfitta di una frittata commessa da Carnesecchi e Djimsiti. La Juventus, aspettando il Como, sale al quarto posto a 60 punti, l’Atalanta resta settima a 53 a -4 dalla Roma sesta. E sabato prossimo scontro diretto all’Olimpico.

Lecce-Atalanta 0-3, l’editoriale – Calma, ma la Dea è cacciatrice

A Lecce-Atalanta, partita valida per la 31/a giornata di Serie A 2025/2026, chiedevamo la risposta a un quesito: la Dea è più “preda” o più “cacciatrice” in questo finale di campionato? La risposta è stata evidente: “Via del Mare” sbancato con facilità con un rotondo 3-0 e sesto posto della Roma (con scontro diretto all’Olimpico tra due settimane) a -1.

Lo dicevamo come una cantilena lo scorso mese: l’Atalanta non può fare a meno contemporaneamente di Ederson, De Ketelaere e Raspadori altrimenti diventa una normale squadra di centro classifica. I tre “tenori” alzano in maniera evidente il tasso tecnico della compagine di Palladino e rendono la Dea competitiva ad alti livelli e – diciamolo a bassa voce – “ingiocabile” per le squadre di bassa classifica.

Il Lecce, infatti, solo nel primo quarto d’ora ha provato a impensierire l’Atalanta ma poi è stato un monologo nerazzurro con i tre gol e altre diverse occasioni nelle quali la Dea avrebbe potuto ampliare le distanze.

Protagonista nello stadio che per primo l’ha visto calciatore importante in Italia è stato anche Nikola Krstovic. Il montenegrino ha siglato il gol del 2-0, ha sbagliato un altro paio di gol ma ha mostrato sempre grande rispetto verso il pubblico leccese.

Così come è stato rispettoso e commovente allo stesso tempo l’omaggio che l’Atalanta – rappresentata da Capitan De Roon – ha fatto alla memoria di Graziano Fiorita, il fisioterapista del Lecce venuto prematuramente a mancare alla vigilia di Atalanta-Lecce dello scorso campionato.

Ora però occorre calma. L’Atalanta c’è ed è cacciatrice. Ma il Lecce è stato test probante fino a un certo punto. Il momento della verità è nelle prossime due settimane: Juventus in casa prima e Roma fuori dopo. Dopo questi 180 minuti più recupero capiremo se la caccia della Dea potrà essere fruttuosa.

Palladino: “Pensavo solo all’Atalanta fin da inizio campionato”

L’allenatore dell’Atalanta Raffaele Palladino ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera toccando vari aspetti. Eccone uno stralcio tratto da calciomercato.com

Sull’immagine e sull’ambizione: “Madre natura mi ha aiutato, mi ha dato una bella immagine che io cerco di preservare tenendomi in forma! Nello specchio è riflesso un uomo che coltiva ambizione, forse anche troppa, e trasferisce ai giocatori questo concetto. Senza ambizione, senza disciplina siamo morti“.

Sull’Italia fuori dal Mondiale: “I temi da affrontare sono molteplici. Per costruire una casa le fondamenta devono essere forti. Dodici anni senza Mondiale sono la prova che tante cose non hanno funzionato, c’è stata consapevolezza? Ogni volta se ne è parlato per una settimana, due e poi basta, il cambiamento radicale è necessario. Vengo dalla generazione di Del Piero, Totti, Cassano, Di Natale, giocatori che hanno portato l’Italia su un livello altissimo. Oggi non si investe nei settori giovanili, non si punta sugli istruttori, che dovrebbero essere competenti e ben pagati. Se non sono remunerati e stimolati pensano alla propria carriera e non ai ragazzi. L’utilizzo di tanti stranieri toglie spazio e valore ai nostri giovani“.

Su Palestra: “È cresciuto molto, il prossimo anno lo vorrei con me“.

Sull’obiettivo stagionale dell’Atalanta: “I punti a disposizione ci sono, dico ai ragazzi che abbiamo perso i due mesi iniziali dobbiamo recuperare gli ultimi due. Bisogna crederci senza porci limiti. Vogliamo l’Europa, non so ancora quale sarà, ma bisogna puntare al massimo, con ambizione appunto“.

Sulla rottura con la Fiorentina: “Sono stato benissimo a Firenze abbiamo fatto qualcosa di enorme. Un bagaglio anche di vita che mi porterò dietro per sempre. Sessantacinque punti, non so quando riusciranno a rifarli. Auguro loro di salvarsi e di centrare ancora quest’obiettivo. Sono andato via, vero, con una telefonata. Con i dirigenti avevamo visioni completamente differenti. Io li scelgo i manager, il binomio si deve incastrare, è fondamentale per ottenere risultati. Ho fatto una cosa forte, ma io non alleno per soldi ma per ambizione, lì non c’erano più i presupposti. Pensavano che avessi già una squadra, i fatti hanno detto il contrario

Su Commisso: “Un papà, persona di una umanità incredibile, sincero e leale, molto legato alla famiglia. All’epoca mia madre non stava bene e mi è stato vicino“.

Su Berlusconi: “Un geniale visionario. Sempre avanti, potrei raccontare tanti aneddoti su di lui, ogni giovedì con Galliani andavamo a cena ad Arcore, io ascoltavo e imparavo. Anche scegliermi al Monza fu una genialata visti poi i risultati che abbiamo raggiunto“.

Sui Percassi: “Nella mia vita da calciatore e allenatore non ho mai conosciuto una famiglia come la loro. L’Atalanta è come un figlio, ci tengono in maniera passionale, amorevole. I Percassi sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andar via da Zingonia“.

Sull’Atalanta: “Quando è cominciato il campionato ho rifiutato offerte anche estere perché pensavo all’Atalanta. Ci tenevo, l’ho aspettata e per mia fortuna è arrivata. Con la Juve abbiamo fatto una chiacchierata poi loro hanno scelto un grande allenatore come Spalletti“.

Sul suo tifo: “Se tifo Juve? No. Nella mia stanza c’erano i poster dei miei idoli: Baggio, Del Piero e Zidane. Ho una simpatia per la squadra della mia città, il Napoli. Ma sono primo tifoso dell’Atalanta“.

Su un eventuale piano B per la sua vita: “Mai avuto un piano B. Volevo fare calcio e ho cominciato a 11 anni, i miei genitori mi chiesero però di continuare la scuola. E mi sono diplomato geometra. Sono entrato nel settore giovanile della Juventus e da lì ho avuto le mie opportunità. A 30 anni ero al Parma e già studiavo da allenatore, era tutto scritto“.

Sulla gestione del gruppo: “La disciplina sugli orari: arrivo, colazione e pranzo. È uno stile di vita. Il rispetto dei ruoli e il dialogo: non credo alla dittatura ma alla gestione del gruppo. Sento ogni tanto miei ex calciatori. Mi ringraziano per quello che ho lasciato, anche come uomo. Questo mi gratifica“.

Sull’eredità di Gasperini: “È stato naturale. Come se fossi arrivato in un ambiente ideale per me, preparato per me. Il mister qui ha fatto un grandissimo lavoro, resterà nella storia“.

Sulla sua vita privata: “Fuori dal campo? Zingonia fino alle 20, poi ogni tanto mi concedo una cena con gli amici. L’equilibrio prima di tutto. In futuro a Ballando con le Stelle? Macché, da ragazzo ho frequentato la scuola da ballo, seguendo i miei genitori che amavano il liscio. Ma non ero capace“.