Sarri: «L’Atalanta deve liberarsi dalla paura e tornare a giocare»

Nella lunga intervista rilasciata a L’Eco di Bergamo, l’allenatore dell’Atalanta ha analizzato il momento della squadra, soffermandosi sul percorso di cambiamento intrapreso negli ultimi mesi, sulle difficoltà emerse in avvio e sulle possibili strade da seguire per migliorare.

Il punto di partenza è rappresentato dall’eredità degli ultimi anni. L’Atalanta ha sviluppato nel tempo un’identità precisa, riconoscibile e consolidata, e modificarne alcuni principi non può essere un processo immediato. Sarri descrive una squadra che ha dovuto prima abbandonare parte delle proprie certezze e che adesso sta cercando di costruirne di nuove. Una fase di transizione che può spiegare, almeno in parte, le difficoltà mostrate nelle prime settimane.

Ma l’allenatore mette anche un limite al concetto di «tempo». Continuare a invocarlo, infatti, potrebbe trasformarsi in una giustificazione eccessiva. Qualcosa, secondo Sarri, si sta già muovendo nella direzione desiderata: la squadra gioca più alta, mantiene maggiormente il possesso e riesce con maggiore continuità a stazionare nella metà campo avversaria. Il passo successivo consiste però nel convertire questo predominio territoriale in occasioni e incisività.

Il problema sembra riguardare soprattutto la libertà con cui i giocatori interpretano le situazioni. L’impressione è che siano ancora molto concentrati sui nuovi meccanismi da applicare e meno capaci di affidarsi all’istinto.

Le difficoltà più evidenti emergono nella zona offensiva. Mancano iniziative individuali, movimenti efficaci lontano dalla palla e attacchi degli spazi. Troppo spesso i giocatori ricevono il pallone da fermi, facilitando così il compito delle difese avversarie. Per Sarri, dunque, la componente psicologica potrebbe avere un peso almeno pari a quella tattica: pensare continuamente a ciò che si deve fare rischia di togliere spontaneità al gioco.

Ecco perché una delle priorità indicate dal tecnico è proprio quella di liberare la mente. L’errore non deve diventare un problema, a patto che i giocatori tornino ad assumersi responsabilità, ad attaccare gli spazi e a giocare con maggiore aggressività. Sarri riconosce anche una parte di responsabilità personale: nel tentativo di trasferire alla squadra i propri concetti, potrebbe aver finito per comprimere l’istinto e la naturalezza di alcuni elementi.

L’ipotesi del 4-2-3-1

Sul fronte tattico non è tramontata la possibilità di ricorrere al 4-2-3-1. Si tratterebbe di una soluzione alternativa al 4-3-3, non necessariamente di un cambio di filosofia. Lo staff sta valutando entrambe le possibilità, anche sulla base delle caratteristiche dei centrocampisti a disposizione, alcuni dei quali sembrano più adatti a occupare la posizione di vertice basso, altri quella di mezzala.

Un discorso analogo riguarda il reparto offensivo. Sarri ha spiegato di aver sempre visto Raspadori soprattutto come una punta centrale. La sua capacità di ricoprire più ruoli rappresenta certamente una risorsa, ma può diventare anche un elemento che complica le scelte tattiche.

Per quanto riguarda De Ketelaere nel ruolo di centravanti, invece, il tecnico ha ricordato la concorrenza rappresentata da Scamacca, Krstovic e dallo stesso Raspadori. Si tratta di calciatori sui quali il club ha puntato in maniera significativa e che, di conseguenza, non possono essere semplicemente messi da parte. La sfida sarà individuare per ciascuno la posizione più adatta, cercando contemporaneamente di garantire il miglior rendimento possibile e l’equilibrio della squadra.

La fiducia in Kessie e Rowe

Tra i giocatori sui quali Sarri ripone particolare fiducia ci sono anche Kessie e Rowe, seppur con caratteristiche diametralmente opposte.

Il centrocampista ivoriano viene considerato un calciatore dotato di una spiccata capacità di lettura e di comprensione del gioco. Rowe, invece, rappresenta maggiormente l’imprevedibilità e l’istinto: proprio per questo, secondo Sarri, deve avere la possibilità di esprimere liberamente la propria creatività, accettando anche la possibilità che qualche giocata non vada a buon fine.

Scalvini al centro della nuova Atalanta

In fase difensiva, uno dei nomi più importanti è quello di Scalvini. Sarri ne ha sottolineato la rapida crescita e le qualità, individuandolo come un possibile riferimento non soltanto dal punto di vista tecnico.

L’obiettivo è infatti quello di trasformarlo in un vero leader, capace non solo di assumersi responsabilità individuali ma anche di trascinare il resto del reparto. Anche il nuovo approccio difensivo, maggiormente focalizzato sulla posizione del pallone e sulla capacità di leggere preventivamente le situazioni, potrebbe esaltarne ulteriormente le caratteristiche.

Gli addii di Djimsiti e de Roon

Nel corso dell’intervista non sono mancati riferimenti alle partenze della scorsa estate. Sarri ha ammesso che avrebbe voluto continuare a lavorare con Djimsiti e di essere rimasto sorpreso dalla sua cessione. Allo stesso tempo, ha compreso la decisione della società di venire incontro a un calciatore che aveva rappresentato una figura importante nella storia recente dell’Atalanta.

Ancora più significativo il passaggio relativo a de Roon. Sarri ha chiarito di non aver mai comunicato al centrocampista di essere fuori dal progetto tecnico. Secondo il racconto dell’allenatore, il giocatore avrebbe preferito parlare direttamente con la società prima di decidere il trasferimento alla Roma. Non ci sarebbe dunque stata, almeno dal punto di vista di Sarri, una vera esclusione tecnica dell’olandese.

«Troppi bravi ragazzi»

Uno degli elementi che maggiormente rassicurano l’allenatore riguarda invece l’ambiente di lavoro. Sarri ha espresso apprezzamento per la società, per la famiglia Percassi, per il centro sportivo di Zingonia e per la professionalità dimostrata dalla squadra durante gli allenamenti.

Proprio sul gruppo, però, emerge una considerazione particolare. Secondo Sarri i giocatori sono forse fin troppo educati e disponibili: una caratteristica positiva sotto molti aspetti, ma che può tradursi anche in una certa passività. Il tecnico vorrebbe quindi vedere maggiore personalità, più capacità di confronto e persino qualche momento di confronto acceso, purché si mantenga sempre all’interno dei corretti equilibri dello spogliatoio.

Un calendario senza pause

A complicare il lavoro ci sarà anche il calendario. Nove partite concentrate in appena ventisei giorni lasceranno pochissimo spazio agli allenamenti, proprio ciò di cui una squadra impegnata nell’apprendimento di nuovi concetti avrebbe maggiormente bisogno.

Sarri vede però anche un possibile vantaggio nella situazione. Giocare con grande frequenza significa avere meno tempo per rimuginare e pensare continuamente ai nuovi compiti. La ripetizione attraverso le partite potrebbe aiutare i calciatori a trasformare progressivamente quanto appreso in automatismi più naturali.

In definitiva, il discorso di Sarri non riguarda soltanto il sistema di gioco o la scelta degli interpreti. Il tecnico chiede alla sua Atalanta di smettere di preoccuparsi eccessivamente dell’esecuzione dei compiti e di recuperare invece coraggio, iniziativa e personalità.

Le sconfitte recenti rendono naturalmente importante tornare a conquistare punti, ma la vera priorità indicata dall’allenatore sembra essere un’altra: tornare a giocare con libertà.

La fase dedicata all’apprendimento dei nuovi principi è servita per gettare le basi. Ora, secondo Sarri, è arrivato il momento di trasformare quelle idee in calcio vero.

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