I tabù hanno di per sé un’accezione di negatività, dato che rappresentano qualcosa che si riesce ad abbattere con difficoltà e dopo lungo tempo. Ma, prima o poi, si riescono a sfatare. Ed è quello che ha fatto ieri l’Atalanta, battendo nettamente la Fiorentina 3-0 nella sfida valevole per l’11/a giornata di Serie A 2020/2021.
La recente storia della Dea aveva infatti stabilito una sorta di teorema: a un’impresa in Champions League segue automaticamente uno scivolone in campionato. Era accaduto lo scorso anno, quando dopo la grande vittoria di Kharkhiv per 3-0 contro lo Shakhtar Donetsk che aveva spalancato gli ottavi della più importante manifestazione per la prima volta arrivò il ko di Bologna (2-1 per i felsinei). Era già accaduto quest’anno, con la vittoria ad Anfield Road contro il Liverpool per 2-0 seguita dal ko interno col Verona, sempre con lo stesso punteggio ma questa volta al passivo.
Invece, ieri, teorema smentito. Il gol di Muriel che ha sbancato Amsterdam e che ci consentirà ad assistere per la seconda volta consecutiva da spettatori interessati il sorteggio degli ottavi di Champions League non ha significato insuccesso in campionato. L’Atalanta, approfittando di una Fiorentina con tanti problemi, non ha sbagliato. Fattore R+Z. La R di Robin Gosens, Ruslan Malinovskyi e Rafael Toloi, marcatori di giornata. La Z di Duvan Zapata, che non ha segnato ma è stato di gran lunga il migliore in campo, con l’assist per la rete di Gosens e procurandosi la punizione che ha portato al 2-0 di Malinovskyi.
Ma anche fattore tattico. Gasperini sta, piano piano, cambiando pelle tatticamente all’Atalanta. Il tecnico di Grugliasco ha capito che fisicamente la Dea non può al momento reggere i tre calciatori offensivi puri e quindi è passato a un 3-5-1-1 più prudente ma non meno produttivo dal punto di vista dell’attacco. Fondamentale, l’apporto di Matteo Pessina da questo punto di vista. Il ragazzo di Monza sta diventando imprescindibile, l’abbiamo atteso tanto e mai attesa è stata così preziosa. Pasalic (a proposito, auguri a Supermario che dovrà operarsi) può guarire tranquillamente.
Ottima anche l’intuizione del Gasp di far giocare come seconda punta un centrocampista offensivo. Il ruolo è stato ricoperto ottimamente da Gomez ad Amsterdam e da Malinovskyi ieri. In questa maniera, si colgono due piccioni con una fava: non si danno punti di riferimento alle difese avversarie e Muriel può continuare a essere letale nel suo status di “dodicesimo”.
Sembrerebbe che tutto stia girando per il verso giusto. Appunto, sembrerebbe. Qui le fette di salame sugli occhi non le tiene nessuno e negare il gelo che in questo momento c’è tra Gasp e il Papu sarebbe come negare l’esistenza della luna (mentre Ilicic, bene ribadirlo, è stato “scagionato” dallo stesso allenatore). Qualcosa c’è. Ma, allo stesso tempo, qualcosa non c’è. Ossia, non è automatico che questo debba portare per forza all’addio dell’argentino a gennaio.
Gasperini ha offerto al capitano una sponda con le sue parole dopo la partita. Gli ha detto chiaramente tre cose: 1) comanda lui; 2) il Papu per lui resta un grande calciatore; 3) allo stesso tempo, deve ritagliarsi un nuovo ruolo sia in senso tattico che all’interno del gruppo. Cioè, deve accantonare il Papu “tuttocampista” in verticale traslando questo modo di giocare lungo l’orizzontale, alle spalle di Zapata. E, allo stesso tempo, deve abituarsi, anche per motivi anagrafici, a essere in alcuni frangenti (come ieri) anche capitano non giocatore.
Quindi, ora il cerino è nelle mani del Papu. O accetta il nuovo spartito tattico gasperiniano oppure sarà inevitabile la separazione delle strade a gennaio (però all’estero, perché a cederlo a una diretta concorrente in Serie A l’Atalanta, ovviamente, non ci pensa proprio). Le tre partite dicembrine che ancora mancano forniranno le risposte in tal senso.
Editoriale a cura di Giuseppe Pucciarelli