Per il secondo anno consecutivo, Gian Piero Gasperini ha vinto la Panchina d’Oro, il prestigioso premio rilasciato al miglior allenatore della stagione dall’AIAC, l’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Il tecnico della Dea bissa quindi il successo ottenuto lo scorso anno e relativo alla stagione 2018/2019.
Il premio, considerata la situazione pandemica, verrà consegnato non a Coverciano ma direttamente al centro sportivo “Bortolotti” di Zingonia.
FOTO – L’abbraccio di Ilicic e Miranchuk in occasione di Russia-Slovenia
Si è disputato quest’oggi l’incontro tra Russia e Slovenia, valevole per la 2/a giornata del gruppo H per le qualificazioni ai prossimi Mondiali di Calcio Qatar 2022. Una partita che vedeva protagonisti due atalantini: Aleksej Miranchuk per la Russia e Josip Ilicic per la Slovenia.
Dall’incontro, sono usciti entrambi soddisfatti. Miranchuk, entrato al 49′ al posto di Golovin, perché la sua squadra si è imposta 2-1 grazie a una doppietta di Dzyuba, Ilicic perché ha realizzato il gol sloveno con uno splendido sinistro da fuori area. Una gara dove i due atalantini ne hanno approfittato anche per rinsaldare il loro spirito corporativo, scambiandosi un abbraccio come dimostra la foto tratta dalla Pagina Facebook “Sicilia Atalantina”.
Gasperini a Radio Deejay: “Bastos? Muro a pallavolo involontario. Gomez? Non l’ho mandato via io”
Sosta di campionato, ma Gian Piero Gasperini ha rilasciato un’interessante intervista a Radio Deejay, toccando vari punti. Eccola, tratta da tuttomercatoweb.com
Sulla titolarità di Miranchuk: “Speriamo avvenga presto, ma sta giocando e arriva da un altro campionato”.
Sul fallo di mano di Bastos: “No, era involontario. Era un muro a pallavolo. Mi ha fatto incavolare? Sì, era l’unico caso certo che fosse fallo di mano. No, non ce l’ho con la Lazio, non è che se non ci hanno dato il rigore è colpa della Lazio”.
Sulla partita di Madrid: “L’obiettivo era restare in partita almeno nel primo tempo e poi rischiare un po’ di più, era comunque difficile. Ci stavamo riuscendo bene. Dire che l’Atalanta fosse favorita era un po’ troppo. Il Real Madrid delle ultime partite lasciava un po’ desiderare, ma poi quando sono arrivati i momenti decisivi è cambiato tutto”.
Sulla Juventus e le voci di mercato: “Quinquennale alla Juventus? No, un quinquennale è troppo lungo (ride, ndr)”.
Sulla leggenda degli ex-atalantini che non renderebbero lontano da Bergamo: “No, mi sembrano tutti giocatori forti. Ad esempio Kessié. Anche Mancini alla Roma, ce ne sono tanti altri. Gagliardini non è esploso così, ma anche lo stesso Barrow”.
Sul cambio di Gollini: “Stavamo prendendo qualche gol di troppo rispetto alle occasioni che subivamo, c’era bisogno di un po’ di cambiamento per poi ripartire al meglio”.
Sulla permanenza a Bergamo: “Se non mi cacciano, vediamo (ride, ndr). Dieci partite sono tante”.
Sul Papu Gomez andato a Siviglia: “Non l’ho mandato io. Sarò sempre grato per tutto quello che abbiamo fatto in questi anni”.
Sull’Atalanta che gioca un calcio europeo: “L’Atalanta ha la sua identità e gioca sui suoi ritmi, ma in Italia non ci siamo solo noi. Forse ci danno fastidio le interruzioni. Ci piace quando ci lasciano giocare, le interruzioni ci danno fastidio”.
Su Pirlo: “Ho pensato che la società nei confronti dell’ex giocatore e della persona avesse una fiducia smisurata. Magari hanno l’idea che possa diventare un grande allenatore. Il fatto di conoscenze aiuta, ma l’allenatore è tutto un altro mestiere, ti devi formare. Lo puoi fare in tanti modi, magari partendo dalla Juventus”.
Sul suo miglioramento nella carriera: “Io ho fatto tutti gli scalini, sono partito dalle giovanili. Io credo di essere cresciuto sempre, sin da Crotone. Ma anche con i ragazzini, sperimentavo metodologie anche adesso. Ricordo un Genoa–Juventus dove avevo Burdisso e De Maio in difesa e ho giocato con la superiorità numerica da dietro, abbiamo retto una partita fantastica. Di lì siamo partiti ad alzare l’asticella. Anche quando ho cambiato molto contro il Crotone, lì è stato un passo fondamentale per crescere”.
Serie A, i diritti a DAZN per il triennio 2021-2024
DAZN si è aggiudicata i diritti in esclusiva (al 70%) della Serie A per il triennio 2021-2024. La piattaforma trasmetterà, per ogni giornata di campionato, 7 partite su 10 in esclusiva e 3 in co-esclusiva assieme a un altro operatore, probabilmente Sky. In pratica, si ribaltano gli attuali rapporti di forze tra le due offerte televisive. DAZN sborserà 840 milioni di euro a stagione.
L’offerta di DAZN è stata accettata quest’oggi dall’assemblea di Lega Serie A con 16 voti a favore e 4 contrari
Caos tamponi, ammenda alla Lazio e 7 mesi di inibizione a Lotito
Termina (a meno di clamorosi ribaltamenti da parte degli altri gradi di giudizio) in una bolla di sapone il caos tamponi riguardante la Lazio. La società biancoceleste era stata deferita per non aver comunicato la positività al COVID-19 di otto tesserati e per non aver isolato tali positivi dal gruppo squadra, come protocollo prevede. Uno di questi 8, Ciro Immobile, ha giocato lo scorso 1 novembre in Torino-Lazio.
La Procura Federale aveva chiesto 13 mesi di inibizione per Claudio Lotito, per il responsabile sanitario della Lazio Ivo Pulcini e per il medico sociale Fabio Rodia. La Disciplinare della FIGC ha parzialmente accolto le richieste. Lazio multata di 150000 euro, Lotito inibito 7 mesi, Pulcini e Rodia 12 mesi.
Atalanta, la convivenza possibile di valori e ambizione
Nel post partita targato Mediaset del quarto di finale in gara secca della Champions League 2019/2020 vinto in extremis e in rimonta per 2-1 dal PSG sull’Atalanta, quasi tutti gli opinionisti presenti in studio tessevano comunque le lodi della Dea per il prestigioso obiettivo raggiunto di essere tra le prime 8 d’Europa al primo tentativo. Tutti, tranne Sandro Sabatini. Quest’ultimo, noto giornalista, infatti asseriva: “No, smettiamola di dire che sia andato tutto bene. Non è andato tutto bene, se vinci 1-0 all’88’ e poi perdi 2-1 non è andato tutto bene. Per due motivi. In primis, perché non sappiamo se e quando all’Atalanta ricapiterà un’occasione del genere e poi perché si fa il male della Dea dicendo che sia andato tutto bene in quanto implicitamente le stiamo dicendo che va bene accontentarsi”.
Parole che risuonano nuovamente attuali alla luce del dibattito che – complice anche la sosta forzata del campionato di Serie A per gli impegni delle Nazionali – sta coinvolgendo la tifoseria atalantina in queste ore. Dibattito innescato da uno striscione apparso a Zingonia, dal testo: “Champions, Scudetto, Coppa Italia, ma va là, i nostri trofei sono il gioco e la mentalità”. A firmarlo, tal Elmo.
Prima o poi, si doveva arrivare a questo dilemma: “accontentarsi” (si fa per dire) delle qualificazioni europee e delle ottime figure nelle Coppe oppure provare a quagliare il momento più importante della storia dell’Atalanta rimpinguando un po’ la bacheca che, al momento, vede brillare “solo” la Coppa Italia 1962/1963 portata a casa alle spese del Torino quel 2 giugno 1963, grazie alla tripletta di Angelo Domenghini?
Le tesi di entrambe le fazioni in gioco meritano rispetto. I primi sostengono che l’Atalanta, numeri alla mano, nella maggior parte della sua storia abbia avuto la salvezza come unico obiettivo concreto (e, in alcuni casi, purtroppo, non conseguito) e quindi dobbiamo solo ringraziare società, allenatore e calciatori per quanto stiamo vivendo, senza voler per forza pretendere le vittorie. Siamo l’Atalanta, insomma, i valori vengono sempre prima.
I secondi, invece, mettono in evidenza una grandezza fisica fondamentale: il tempo. Proprio perché, sostengono, non sappiamo quando questo momento magico continuerà, è arrivato il periodo di concretizzare con almeno un successo questi anni meravigliosi. Portando ad esempio la Sampdoria di fine anni ’80, il Verona dello Scudetto, il Cagliari di Riva e via dicendo. Insomma, non è un reato essere ambiziosi.
La verità, come sempre, sta nel mezzo. Vero, siamo l’Atalanta e non dobbiamo mai dimenticarci dei nostri valori. Solo il pensiero di imborghesirci e di diventare tifosotti italiani medi capaci solo di contare (con la calcolatrice, perché se lo facessero autonomamente, campa cavallo), i trofei vinti dalle loro squadre senza pensare ad altro, ci fa venire l’orticaria. Però, allo stesso tempo, vogliamo anche tappare la bocca ai fenomeni dal ritornello facile: “bravi bravi, ma non vincete mai. A Zingonia vi è solo polvere in bacheca”. Il 19 maggio avremo un’occasione. Non sarà facile, perché della Juventus non ci si può mai fidare. Ma sarebbe bellissimo tornare a sfoggiare quella coccarda tricolore, anche se dovesse costare una partecipazione alla Champions League.
Verona-Atalanta 0-2, l’editoriale – Con l'”eretico” Gasperini, il miglior Malinovskyi
Konko, Toloi, Masiello, Drame. La difesa titolare dell’Atalanta il 21 settembre 2016 nella sfida interna contro il Palermo persa all’89’ per 1-0 a causa delle rete rosanero di Nestorovski, l’ultima volta che Gian Piero Gasperini è partito con una difesa a 4.
Da quel momento in avanti, sempre ed esclusivamente difesa a 3, contro qualunque avversario, che si chiamasse Liverpool o Real Madrid o Juventus o Crotone o Lecce. Un pilastro inamovibile, tanto da diventare un autentico dogma.
Ebbene, ieri Gian Piero Gasperini, nella partita del “Bentegodi” contro il Verona, ha fatto l’eretico. Atalanta partita con la difesa a 4, quattro anni e mezzo dopo l’ultima volta. Con un interprete in comune, Rafael Toloi (a proposito, stoico l’italo-argentino nel giocare con i tamponi al naso dopo la tacchettata subita da Barak) impiegato nel ruolo di terzino destro, con Romero e Palomino centrali e Djimsiti sull’out mancino.
Un’eresia che ha sortito un duplice effetto. In primis, il Verona è rimasto totalmente spiazzato dalla novità tattica non riuscendo a trovare le misure per arginare l’Atalanta nel primo tempo e non è assolutamente un caso che le reti che hanno deciso l’incontro siano arrivate proprio nei primi 45 minuti.
In secundis, ha consentito a Ruslan Malinovskyi di esprimersi nel suo ruolo naturale, quello di mezzala alta. E non è stato assolutamente un caso che l’ucraino abbia fornito la sua miglior prestazione in assoluto da quando è a Bergamo. Sta poco da fare, Malinovskyi ha bisogno di allargare il suo radar di gioco per potersi rendere pericoloso e per essere efficace negli inserimenti. Da trequartista accentrato, nello stretto, se la cavicchia ma non ha il passo per saltare l’uomo e creare superiorità numerica.
Un’altra apprezzabile novità è stata l’Atalanta che nel secondo tempo è riuscita a gestire la gara senza particolari affanni, se non un tentativo di Lazovic ben contrato dal rientrante Gollini che, a parte quell’episodio, ha vissuto una gara da spettatore non pagante (ammesso e non concesso che si possa abusare di questa definizione in questa particolare stagione). Segno di una maturità e di una crescita di squadra in continua evoluzione.
Gasperini, negli spogliatoi, ha provato a giustificare la sua eresia per l’assenza di Gosens e Hateboer e per aver voluto dare un turno di riposo parziale a Maehle. Una giustificazione che ci sta. Ma quest’Atalanta eretica ci è piaciuta. E sarebbe eresia, nel vero senso del termine, far sì che rimanga solo un episodio.
Gasperini: “Iniziata la volata Champions. Difesa a 4? Scelta obbligata”
Le dichiarazioni del tecnico dell’Atalanta Gian Piero Gasperini subito dopo la vittoria della sua squadra sul campo del Verona per 2-0.
Sulla partita: “Abbiamo disinnescato bene il Verona, concedendogli poco. Tecnincamente non è stata una gran partita, ma abbiamo spesso avuto il controllo della gara, che si è ben indirizzata con le due reti nel primo tempo“.
Sulla difesa a 4: “Scelta un po’ obbligata, non avendo tutti gli esterni di ruolo a disposizione e volendo comunque concedere spazio alle nostre proposte offensive“.
Sul contraccolpo dopo l’eliminazione in Champions che non c’è stato: “Da questa eliminazione, siamo usciti con più consapevolezza dovuta al fatto di essere stati pericolosi contro una squadra come il Real Madrid. Consapevolezza che è assolutamente un fattore positivo“.
Sulla lotta al quarto posto: “Dopo la sosta, inizierà una volata di 10 partite. Dal Milan alla Lazio siamo tutti lì, con noi piacevolmente intrusi“.
Sulla sosta: “Avrò i nazionali il giovedì precedente alla partita con l’Udinese. Non sarà solo un problema nostro, ma avrei preferito che giocassero subito certe partite per averli a disposizione“
Hellas Verona – Atalanta 0-2, il tabellino
Il tabellino di Hellas Verona – Atalanta 0-2, tratto da calcionews24.com
VERONA (3-4-2-1): Silvestri; Dawidowicz, Ceccherini (45′ Udogie), Lovato; Faraoni, Tameze, Veloso (45′ Sturaro), Dimarco (45′ Lazovic); Barak (78′ Ilic), Zaccagni; Lasagna (60′ Favilli). A disposizione: Berardi, Pandur, Salcedo, Çetin, Rüegg, Amione, Bessa. All. Juric.
ATALANTA (3-4-2-1): Gollini; De Roon, Romero, Dijmsiti; Toloi (63′ Maehle), Pessina (75′ Ilicic), Freuler, Palomino; Malinovskyi (85′ Kovalenko), Miranchuk (63′ Pasalic); Zapata (75′ Muriel). A disposizione: Rossi, Sportiello, Lammers, Caldara, Ruggeri, Ghislandi. All. Gasperini.
ARBITRO: Pairetto
AMMONITI: Ceccherini, Dawidowicz, Toloi, Romero, Sturaro
MARCATORI: 32′ Malinovskyi rig., 42′ Zapata
Atalanta, i convocati per il Verona
L’Atalanta ha comunicato l’elenco dei convocati per la sfida di domani contro il Verona, valevole per la 29/a giornata di Serie A 2020/2021. Sono 22 i calciatori chiamati. Come ci si aspettava, oltre a Hateboer e Sutalo, sarà assente anche Robin Gosens, infortunatosi martedì nella sfida di Champions League contro il Real Madrid. Questi i calciatori chiamati:
PORTIERI: Gollini, Rossi, Sportiello
DIFENSORI: Caldara, Djimsiti, Ghislandi, Maehle, Palomino, Romero, Ruggeri, Toloi
CENTROCAMPISTI: De Roon, Freuler, Kovalenko, Malinovskyi, Miranchuk, Pasalic, Pessina
ATTACCANTI: Ilicic, Lammers, Muriel, Zapata
