Ajax – Atalanta 2-0, l’editoriale – L’evidenza dei “blocchi mentali”

Non esiste parola più indigesta per l’Atalanta in questa prima parte di stagione di “trasferta”. Dopo l’unico sorriso in Ungheria nel preliminare di Conference League contro l’Hapoel Tel Aviv, la sconfitta di ieri ad Amsterdam con l’Ajax per 2-0 è la quarta di fila in gare ufficiali lontano da Bergamo.

Vero, il calendario non è stato certo amico della compagine di Sarri visto che si sono affrontate una dopo l’altra Roma, Juventus e Milan e la prima trasferta della fase campionato di Conference League è avvenuta sul terreno di gioco di una pari accreditata (ok, non è l’Ajax degli anni Novanta ma chi vorrà alzare al cielo il trofeo a fine maggio dovrà fare i conti pure con i lancieri).

Però è altrettanto vero che le preoccupazioni derivanti da questo periodo involutivo rimangono permanenti. Sì, la gara di ieri non è stata deludente come le tre partite “fuoriporta” disputate in Serie A finora dal punto di vista della prestazione.

L’incontro è stato tutto sommato equilibrato e l’Atalanta è caduta solo nel finale pagando un errore di reparto (quello individuale di Obric più la mancata copertura di Zappacosta) che ha spianato la strada ad Athekame per l’1-0, vantaggio poi confermato dal 2-0 di Ouazane in pieno recupero. E a questo aggiungiamo un possibile fallo da rigore su Zalewski sullo 0-0 non fischiato.

Però una cosa ci ha colpito negativamente. In quante occasioni abbiamo sentito dire che l’Atalanta sia troppo pensante, che i calciatori siano bloccati mentalmente nel provare a seguire i dettami di Sarri lasciando involontariamente che il pallone tra i loro piedi sia più pesante del dovuto? Tante volte lo abbiamo sentito.

Ebbene, ieri abbiamo avuto la “pistola fumante”. L’Atalanta ufficialmente non ha mai tirato in porta ma in ben sette occasioni avrebbe potuto farlo. E perché non l’ha fatto? Perché si è persa in tanti “passaggini” e “passaggetti” sulla trequarti/limite dell’area di rigore avversaria.

Emblematico quanto accaduto nel secondo tempo, quando Zalewski leggermente defilato sulla sinistra aveva il pallone sul suo piede favorito, il sinistro, e la visuale della porta completamente libera. Il polacco però, invece, di tirare ha preferito servire Samardzic e l’azione è sfumata.

Ora Sarri può fare tutti gli schemi più integralisti di questo mondo ma possiamo scommettere tutto quelle che volete che non ha mai detto ai propri calciatori di non tirare in porta da buona posizione e con la visuale libera. Non esiste allenatore che possa dire ai propri calciatori una boiata del genere.

Quindi, perché i calciatori atalantini si sono comportati così? Semplicemente – almeno così la vediamo – perché sono talmente imbrigliati nei tatticismi sarriani da andare in corto circuito quando debbono eseguire operazioni elementari. Tatticismi che impediscono alla squadra di esibire le capacità tecniche che possiede. Perché ci risulta difficile da credere che gente come Rowe, De Ketelaere e Samardzic si siano imbrocchiti di colpo.

Conseguentemente, per sbloccare mentalmente l’Atalanta occorre un grande shock. Quindi, o domenica la Dea si mangia il Frosinone oppure lo shock potrebbe arrivare dalla società con una decisione che sta maturando. Però, avviso ai naviganti: se salterà Sarri, dovrebbe saltare pure Giuntoli.

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