Perdere fa male. Perdere contro una squadra sulla carta alla portata come il Cagliari davanti ai propri tifosi fa ancora più male. E ci mancherebbe altro che non fosse così.
Ma la sfida contro i sardi ha seguito pedissequamente il copione dell’Atalanta “cantiere aperto” che sta obbligatoriamente (e chi capisce di calcio deve per forza essere d’accordo) caratterizzando la compagine di Sarri in questo inizio di stagione.
A far la differenza nel risultato rispetto alle gare con Sassuolo e Bologna (che sono realtà che si possono comparare a questo Cagliari) sono stati semplicemente e unicamente gli episodi.
Con le squadre emiliane all’Atalanta è girato tutto bene, con i sardi il risultato è stato determinato da un errore di lucidità di Kolasinac che salta a mano aperta in area (rigore solare realizzato da un Maldini che si è comportato “bene” in campo non esultando sotto la Curva Pisani e poi nel prosieguo della serata fuori dallo stadio ha fatto quello che tutti sapete) e da un Samardzic che, dopo una grande azione personale, ha clamorosamente ciccato quello che sarebbe stato il pallone del 2-2.
Tutto qui. Tutto, semplicemente, qui. Anzi, rispetto alle già citate Sassuolo e Bologna c’è stato un passo in avanti dal punto di vista della tenuta difensiva dato che il Cagliari ha costruito solo tre occasioni, rete di Mendy inclusa. Ossia, il 50% in meno circa delle prime due uscite.
Vero, un passo in avanti piccolo dato che in attacco è stata la solita calma piatta con l’affidarsi alle singole individualità per cercare di ottenere qualcosa e che a centrocampo Kessie ha dimostrato di non essere solo una “scarpa vecchia” reduce dall’Arabia (per citare qualcuno) e che potrà tornare molto utile in questa stagione.
Questa l’analisi. Ma agli opinionisti da “Televideo“, che giudicano solo ed esclusivamente in base al risultato, questo non va bene. E cominciano già a fioccare richieste di esonero per Sarri da parte di questi soliti noti.
Signori, mettiamoci d’accordo una volta per tutte. Non è che si sta cambiando solo modulo, si sta cambiando modo di stare in campo, si stanno cambiando movimenti, si stanno cambiando attitudini.
Insomma, si sta attuando una vera e propria “Rivoluzione Francese” che ha bisogno del suo tempo per essere assimilata. Chi vuole convocare un “Congresso di Vienna” anticipato, sempre per citare qualcuno, se ne facesse una ragione.
