Solo chi di calcio ne mastica poco può stupirsi della prestazione offerta dall’Atalanta nell’andata del preliminare di Conference League contro l’Hapoel Tel Aviv terminato 0-0.
Queste partite in questo periodo dell’anno sono complicate di per sè già se si ha a disposizione un gruppo rodato perchè si affronta sì un avversario meno tecnico ma più in condizione. E ieri la differenza a favore degli israeliani da questo punto di vista la si è vista tutta.
Figuriamoci se lo affronti con una squadra in piena rivoluzione tattica dopo 10 anni. Che l’Atalanta di Sarri fino a ottobre sarà un cantiere aperto sta semplicemente nella logica delle cose.
Quello che si sarebbe potuto evitare, al 20 agosto, era la trasformazione del cantiere aperto in “apertissimo”.
Trasformazione che ha un unico responsabile: Cristiano Giuntoli. Perchè gli infortuni possono anche esserci ma se Sarri è costretto a schierare Cassa in avanti (promesso sposo del Venezia tra l’altro), è costretto a schierare Gaetano in cabina di regia (giocatore che da mezzala renderebbe molto di più), è “costretto” a gettare nella mischia Kristensen in fase di passaggio dalla difesa a 3 a quella a 4 (anche se il tecnico, rotto per rotto, avrebbe potuto far giocare Obric) ed è ancora alle prese con l’equivoco Raspadori, la responsabilità è tutta a capo dell’ex ds della Juventus.
Al quale recapitiamo il seguente messaggio: non ci provasse a non completare la rosa anche in caso di malaugurata eliminazione in Ungheria (campo neutro) settimana prossima. Altrimenti dovrà comprarsi un paraorecchie per non ascoltare la pioggia di critiche.
