Solitamente non siamo soliti autoelogiarci ma in questo caso lo facciamo. Alla vigilia di Atalanta-Lazio, semifinale di ritorno di Coppa Italia che ha visto i biancocelesti imporsi ai calci di rigore dopo l’1-1 dei supplementari grazie a uno strepitoso Motta che ha parato quattro calci di rigore su cinque atalantini, abbiamo più volte ripetuto come questa partita fosse importante ma altresì che la stagione non sarebbe certo finita al triplice fischio finale di Colombo.
Purtroppo, buona parte dell’ambiente atalantino non ha recepito il messaggio e da oggi vi è un disfattismo esagerato. Questa buona parte pensa, in soldoni, che l’Atalanta verrà presa a pallonate da qui a fine campionato e finirà in classifica tra l’ottavo e il decimo posto.
Bene, se vogliamo fornire un alibi alla squadra e a Palladino, questa è la strada. Se invece (e noi ci vogliamo mettere in testa a chi la pensa così) vogliamo pungolare calciatori e staff tecnico a credere nel sesto posto e, contemporaneamente, a difendere il settimo (perché se Lazio-Inter sarà partita vera e senza orrori arbitrali i nerazzurri avranno vita facile a vincere la Coppa Italia), compattiamoci e sosteniamoli.
Ci sarà tempo per discutere della gestione della gara e dei cambi che fa Palladino (anche ieri assolutamente rivedibili); ci sarà tempo per discutere della qualità tecnica della rosa che è stata assolutamente sopravvalutata (no, checché ne dica qualcuno, tra Atalanta e Lazio non c’è questa differenza) e a processare chi ha costruito questa squadra; ci sarà tempo per ringraziare chi ha fatto la storia ma sta pagando la carta d’identità e quindi dovrebbe essere utilizzato come riserva di lusso ma non più come titolare (ieri, purtroppo, terzo errore grave di Djimsiti sul gol di Romagnoli); ci sarà tempo per sperare che la buona sorte torni dalle parti di Zingonia (vedasi decisione “50 e 50” sul gol di Ederson e il palo di Scamacca in pieno recupero).
Ma in queste cinque partite (che per Palladino rappresentano un vero e proprio ennesimo test di crescita) tutti a fare un blocco unico. E chi non se la sente vada a Trigoria.
