Chi ci conosce sa benissimo che non siamo “risultatisti” a tutti i costi. Ma chi ci conosce sa benissimo che alle volte facciamo delle eccezioni a questa filosofia perché esistono determinate situazioni dove conta solo ed esclusivamente il risultato.
Ebbene, Atalanta – Hellas Verona 1-0 di ieri appartiene a queste eccezioni. Sarebbe stato infatti oltremodo ingiusto pretendere dalla compagine di Palladino un gioco spumeggiante e arioso quando siamo arrivati alla fine di un tour de force che ha visto la Dea giocare ogni tre giorni per quattro settimane consecutive.
E, soprattutto, con una limitata rotazione soprattutto in attacco e in mediana considerate le assenze di Ederson, De Ketelaere e Raspadori, rientrati solamente da una settimana.
Ecco perché ieri contro gli scaligeri fanalino di coda nessuno poteva onestamente pensare a un’Atalanta dominante in lungo e in largo. Chi conosce pregi e – soprattutto – difetti di questa squadra più onestamente pensava a una gara dove si sarebbe sfruttata la superiorità tecnica ma dove, alla lunga, la fisicità del Verona avrebbe potuto far rischiare qualcosa.
Il copione della partita è stato esattamente questo. Nel primo tempo l’Atalanta ha sfruttato la sua maggior qualità trovando il gol partita con Zappacosta e soffrendo praticamente nulla.
Nella ripresa, il Verona è cresciuto e ha avuto due pallegol clamorose non capitalizzate (anche per la bravura di Carnesecchi su Orban). L’Atalanta in avanti ha creato poco, eccezion fatta per una traversa spizzata da Krstovic.
Ma, alla fine della fiera, sono arrivati tre punti preziosi che consentono alla squadra di Palladino di mantenere invariato il distacco di 4 punti dalla coppia Juventus-Roma che si stanno dividendo il quinto posto e di avere sempre un vantaggio rassicurante sull’ottava, +7 sulla Lazio.
Contava questo. Ora la sosta giunge al momento opportuno. Per ricaricare le batterie fisiche e mentali verso il finale di stagione.
