Diciamocela tutta: neanche il più inguaribile degli ottimisti tra i tifosi atalantini avrebbe scommesso il solito euro simbolico su un risultato diverso dal segno “1” per Inter-Atalanta di ieri.
Troppo fresca la batosta presa martedì in Champions League dal Bayern Monaco per consentire di mettere in campo una squadra libera da ripercussioni psicologiche e da strascichi fisici in grado di tenere botta contro una capolista riposata e pur sempre competitiva nonostante le assenze di Lautaro Martinez, Calhanoglu e Bastoni.
Invece, la compagine di Palladino ha settato il suo interruttore alla voce “cuore” decisa, nonostante le difficoltà, a interrompere la striscia di sconfitte consecutive contro l’Inter.
Difficoltà che – oltre a quelle note iniziali – sono aumentate di un’unità al 26′ quando Pio Esposito ha portato in vantaggio l’Inter al primo tiro in porta complice anche un Carnesecchi non irreprensibile.
Nella ripresa, però, la voglia di non arrendersi all’inevitabile è apparsa chiaramente negli atalantini in campo. Una voglia accompagnata dal ritorno (finalmente) di Ederson e (nel tratto finale) di De Ketelaere in campo e si è immediatamente capito perché il sottoscritto predichi come il tasso tecnico dell’Atalanta sia soggetto a un crollo esponenziale in loro mancanza.
Una voglia accompagnata dall’uscita dal terreno di gioco di Scamacca e Samardzic che purtroppo confermano ancora di più come il solo nome e il solo tasso tecnico siano condizioni necessarie ma non sufficienti per portare in dote alla squadra un contributo degno di tal nome.
Una voglia accompagnata dall’aver superato l’unico momento che poteva cristallizzare la partita in favore dell’Inter grazie a Carnesecchi (magistrale su Thuram) e poi concretizzata da Krstovic in un gol contestato dall’Inter per un fallo che non ci sta per nulla di Sulemana su Dumfries. Così come non c’è nulla nel contatto Scalvini-Frattesi.
Episodi decisamente più “leggeri” rispetto alla francesina di Lautaro Martinez su Toloi in area in un Inter-Atalanta di qualche anno fa, tanto per fare un esempio.
L’Inter si è poi chiusa nel silenzio stampa e i tifosi sono arrabbiati e gridano allo scandalo. Lo so, agli italiani medi che tanto hanno vomitato il loro malcelato veleno verso l’Atalanta (e anche ai giornalisti che li rappresentano, tipo Bezzi e Sabatini) dopo la goleada subita dal Bayern Monaco non pare vero di non poter fare lo stesso dopo la gara di San Siro.
Tutti questi “fenomeni”, infatti, erano pronti a mettere la mano sul fuoco per un’Inter che avrebbe dato quattro-cinque gol a un’Atalanta stanca e sfiduciata. E invece sono rimasti a bocca chiusa. Bocca loro tappata dai ragazzi di Palladino.
