Atalanta-Borussia Dortmund 4-1, l’editoriale – Quello spiraglio lasciato aperto all’andata

Lo avevamo detto. Anzi, lo avevamo scritto. Il Borussia Dortmund aveva fatto benissimo nove giorni fa. Tranne una cosa. Ossia, aveva alzato il piede dall’acceleratore accontentandosi di vincere solamente 2-0 nell’andata dei playoff di Champions League contro l’Atalanta. Evidentemente perché convintissima che le sarebbe bastato.

Un errore di presunzione. Un errore che lasciava all’Atalanta uno spiraglio per credere nel miracolo sportivo. Uno spiraglio che la compagine di Palladino ha reso concreto fin da subito.

Prima di tutto, copiando dal Dortmund lo stesso primo tempo disputato in Germania. Vantaggio immediato firmato da Scamacca, raddoppio nel finale di prima frazione con Zappacosta. Nel mezzo, praticamente solo Atalanta con Zalewski che mattatore che avrebbe meritato di timbrare il cartellino dei marcatori.

Nella ripresa, la squadra di Palladino non ha commesso l’errore che fece il Borussia all’andata. Non si è specchiata ma ha interpretato ottimamente la doppia fase di sofferenza e di proposizione.

Nella prima è stata compatta e fortunata (vedi palla ciccata da Guirassy e palo colpito da Beier), nella seconda è stata abile a sfruttare una delle sue armi migliori: l’asse De Roon-Pasalic, cross dell’olandese e inserimento puntuale del croato per il 3-0.

Poi, però, non poteva mancare l’episodio che avrebbe potuto cambiare copione alla favola: l’infortunio di Kolasinac, l’inserimento di Ahanor con il diciottenne difensore atalantino che dimostra subito di soffrire la velocità di Adeyemi, anch’egli entrato da pochissimo e puntualmente arriva il gol del 3-1 che porterebbe la sfida ai supplementari.

Ma qualcuno evidentemente non è d’accordo, perché a Eupalla i presuntuosi non piacciono. Ed ecco che quello che sarebbe stato un comodo rinvio da parte del portiere Kobel al 94′ viene intercettato da Pasalic. Cross per Krstovic che subisce una tacchettata in volto da Bensebaini, calcio di rigore e un freddissimo Samardzic dal dischetto non sbaglia portando l’Atalanta agli ottavi.

La presunzione teutonica, dunque, partì a cavallo. E tornò a piedi. Passando per le terre slave degli atalantini decisivi.

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