Quando si vince, si è sempre contenti. Quando lo si fa in rimonta, si è contenti ancor di più. Quando batti una rivale non per obiettivi ma per campanile come il Napoli e lo fai in casa tua sotto la Pisani, beh, tocchi il cielo con un dito.
Quindi, le scene di giubilo al triplice fischio finale di Chiffi da parte dell’ambiente atalantino, dello staff tecnico e dei calciatori della Dea sono pienamente meritate e giustificate.
Anche perché l’Atalanta ha meritato il successo con una ripresa dove ha schiacciato il Napoli (privo di diversi calciatori, va detto, così come la stessa Dea era priva di De Ketelaere e Raspadori) nella propria metà campo, trovando dapprima il pareggio con Pasalic pareggiando la rete su palla inattiva del vantaggio partenopeo di Beukema.
E alla fine si è portata a casa i tre punti grazie anche alle scelte di Palladino visto che sono stati i subentranti a costruire il gol vittoria con il cross di Bernardeschi suggellato dal colpo di testa di Samardzic. E speriamo che questo possa essere l’episodio che possa sbloccare definitivamente il calciatore serbo.
Il Napoli – episodi arbitrali a parte – è stato pericoloso solamente nell’occasione del gol e nell’azione di Alisson Santos nel finale del primo tempo ma per il resto nulla. Soprattutto è calato fisicamente nel finale di gara nonostante una settimana di riposo rispetto agli avversari.
Quindi, si ha ragione nell’essere contenti. Ma bisogna essere anche realisti. Parlare di Atalanta in lotta per il quarto posto va bene perché è un argomento che tira ma rimane un obiettivo difficilmente raggiungibile e che, soprattutto, sarebbe ingiusto pretendere da Palladino e dalla sua squadra.
Si mantengano i piedi per terra e si punti a superare il Como nella lotta per il sesto posto, che già sarà un traguardo complicato. Il resto, se verrà verrà, senza stress.
Parentesi conclusiva sugli errori arbitrali che avrebbero penalizzato il Napoli. Avrebbero, appunto. Il rigore è stato giusto toglierlo perché Hojlund si lascia palesemente cadere al primo soffio di vento di Hien. E sul gol di Gutierrez, Hojlund applica uno strappo al braccio del difensore atalantino. Una bellissima mossa di lotta. Ma questo è calcio. E nel calcio, lo strappo al braccio è fallo. Se ne facessero una ragione sotto al Vesuvio.
