Se tre indizi fanno una prova, ieri abbiamo avuto la conferma di una tesi che piano piano stava facendo capolino nelle menti dei tifosi atalantini: sì, le gare in trasferta su un campo di una squadra in lotta per non retrocedere stanno diventando un problema per l’Atalanta.
La prestazione di Pisa fa il paio con quella di Verona e di Genova. Come al “Bentegodi” e al “Ferraris” anche ieri all'”Arena Garibaldi” si è vista una squadra che, per la maggior parte della partita, è stata totalmente messa alle corde dall’agonismo e dall’intensità dell’avversario.
Certo, a differenza di quanto accaduto a Verona stava quasi riuscendo il colpo firmato Hien a Genova, ossia stava quasi riuscendo di portare a casa una vittoria immeritata dopo il guizzo di Krstovic. Ma sarebbe stato onestamente troppo e due minuti dopo Eupalla ha messo le cose a posto facendo trovare all’esordiente in A Durosinmi il gol del definitivo 1-1.
Il punto guadagnato è l’unico aspetto positivo della trasferta in terra toscana e rende quasi trascurabile il rammarico per aver subito la rimonta. Però in casa Atalanta bisogna interrogarsi seriamente sul blocco mentale che attanaglia la squadra quando si affrontano queste determinate gare.
Palladino ha detto (quasi, ci torneremo tra poco) bene: non è una questione né tecnica né tattica ma puramente psicologica. E allora occorrerà a chi di dovere nello staff dell’allenatore riuscire a motivare i calciatori prima di queste partite perché continuare a perdere punti in queste sfide potrebbe voler significare fare ciao all’Europa per l’anno prossimo.
Però una puntualizzazione al tecnico napoletano vorremmo farla. Sinceramente, si è passati al 4-2-3-1 con troppa disinvoltura e con interpreti non adatti. Noi avremmo tenuto in campo Scalvini e avremmo fatto uscire Ahanor se proprio si voleva perseguire questo spartito tattico.
Il passaggio a questo modulo ha prodotto sì il gol di Krstovic ma è stato un episodio rispetto a un’inerzia della partita che è tornata a essere dalla parte pisana.
Questo non significa che l’Atalanta non debba essere duttile tatticamente ma leggere le gare in maniera da capire quando esserlo e quando no potrebbe alla lunga fare la differenza. Ma sono “errori” che possono capitare. E che Palladino non commetterà nuovamente, ne siamo certi.
