Inutile girarci intorno, tutti noi che abbiamo l’Atalanta nel cuore nel momento in cui Hien ha insaccato al 93′ di Genoa-Atalanta il colpo di testa che ha regalato alla compagine di Palladino tre punti insperati abbiamo pensato: “ammazza che colpo di…fortuna“.
Un pensiero assolutamente legittimo. La partita di ieri ha visto il Grifone fornire una prestazione egregia nonostante l’inferiorità numerica dal 3′ per l’espulsione di Leali causa fallo da ultimo uomo su Daniel Maldini. D’altro canto, la Dea ha nuovamente esibito i sintomi di una distrazione e di una superficialità che la pervadono quando si incontrano squadre non cosiddette “big”.
L’Atalanta non ha mai fatto vedere di essere in superiorità numerica. Ha solamente fatto valere uno sterile predominio territoriale senza però essere pericolosa perché ha sbattuto sul muro rossoblu. La compagine di De Rossi è invece ripartita con velocità di azione e di pensiero, sfiorando in due clamorose occasioni (una con Vitinha e una con Colombo) il vantaggio.
Ha avuto però l’unico torto di non riuscire a trovarlo e in questo torto Palladino si è infilato mani e piedi. A differenza del suo predecessore, ha provato a vincerla rischiando di perderla mettendo dentro tutti gli uomini offensivi a sua disposizione chiudendo con una “difesa” formata da Zalewski e Samardzic sugli esterni e la coppia centrale formata da De Roon e Hien.
Ecco, con il Genoa è stato un colpo di fortuna e sarebbe sciocco ammettere il contrario. Ma sarebbe anche sciocco non ammettere che l’Atalanta la fortuna se l’è cercata con un comportamento audace. E, appunto, audaces fortuna iuvat.
