Dr. Jekyll e Mr. Hyde. L’Atalanta 2025/2026 sta ricalcando in pieno il protagonista del famoso racconto gotico di Robert Louis Stevenson. Tanto brutta in campionato, tanto bella in Champions League. E la vittoria di ieri per 3-0 in casa dell’Eintracht Francoforte ne è stata l’ennesima riprova.
Nella spettacolare cornice del “Waldstadion” o “Deutsche Bank Park” per motivi di sponsorizzazione, con le due splendide coreografie delle tifoserie storicamente gemellate, la compagine di Palladino è tornata felicemente all’antico. Giocando un calcio propositivo (assenti i retropassaggi a Carnesecchi), spensierato e qualitativo.
E quando si gioca in questo modo la bilancia giocoforza pende dalla squadra più tecnica (in questo caso è stato bravissimo Palladino a rimarcare come l’Atalanta sia una squadra di valore). Squadra più tecnica che, pur avendo qualche distrazione di troppo dietro, ha preso due legni clamorosi nel primo tempo con Lookman e Scamacca.
E nella ripresa in cinque minuti ha chiuso i giochi con Lookman, Ederson e De Ketelaere facendo vivere a Carnesecchi 45 minuti da spettatore non pagante.
Evidentemente due sono le considerazioni da fare: 1) questi calciatori quando vogliono giocare bene, giocano bene (e conseguentemente quando vogliono giocare male tipo Sassuolo…); 2) non bisogna commettere l’errore di pensare che l’Atalanta di Palladino sia già guarita.
La strada per la “cicatrizzazione” delle ferite è ancora lunga e tortuosa, come lo stesso tecnico ha saggiamente riconosciuto. Bisogna rimanere umili. Certo, se domenica prima della partita con la Fiorentina partisse per “errore” la musichetta della Champions non sarebbe poi così male.
