Il calcio ha poche regole scritte e tante regole non scritte su alcun libro ma che derivano dall’esperienza di chi ha frequentato/frequenta/frequenterà il rettangolo verde. E una di queste è: se punti solo a non perdere, ti può andare bene diverse volte ma prima o poi perderai. E i nodi verranno al pettine.
Ecco, quello che è accaduto ieri all’Atalanta sconfitta per 1-0 al “BluEnergy Stadium” dall’Udinese con il più classico dei gol degli ex firmato da Zaniolo. Per Ivan Juric è scomparso anche l’ultimo alibi, quello di essere l’unica squadra imbattuta della Serie A.
Alibi in realtà già scricchiolante dopo cinque pareggi consecutivi derivanti dalla mancanza di coraggio del tecnico croato che abbiamo più volte sottolineato e che si è del tutto sgretolato ieri.
Non solo per il risultato, quanto per una prestazione sconcertante piena zeppa di errori tecnici e con nessun mordente agonistico. Cartina di tornasole sono stati i minuti finali dove ci si attendeva l’assalto dell’Atalanta alla ricerca del pareggio e invece il lassismo è proseguito inesorabilmente.
Troppo brutta la Dea per essere vera. Troppo brutta per non pensare (ci accusino pure di malignità, “stica”) a un atteggiamento voluto da parte della squadra affinché la società prenda una determinata decisione.
Juric, dal canto suo, si è scavato la fossa da solo con scelte di formazione iniziali difficili da capire (De Ketelaere fuori, tanto per cominciare) e con cambi tardivi e ancora più difficili da capire (Brescianini che entra solo nel finale è una presa in giro).
Ecco che allora la decisione del suo esonero appare inevitabile. Ma non è la prima decisione da prendere.
La prima decisione che deve prendere la società è il ritorno di Antonio Percassi nella stanza dei bottoni.
In questi ultimi tempi, il Presidente si è occupato d’altro lasciando a suo figlio Luca e a Tony D’Amico la responsabilità delle scelte tecniche. E sta succedendo quello che tutti sappiamo.
D’altronde, se scegli un allenatore reduce da due tranvate sportive con Roma e Southampton lo scorso anno quando (all’epoca dell’accordo) erano liberi Sarri, Pioli, Mancini, Palladino, Thiago Motta e De Rossi, non puoi lamentarti della situazione attuale della Dea perché te la sei semplicemente cercata.
Percassi ha comunque sempre seguito e sostenuto la squadra e il suo sguardo intristito di ieri a Udine ha fatto tenerezza.
Presidente, lei può fare adesso quello che i suoi colleghi tifosi atalantini (perché della sua atalantinità non dubitiamo affatto mentre di quella di suo figlio Luca ci permetta di farlo) non possono: può riprendersi l’Atalanta.
Destini suo figlio Luca ad altre mansioni (possederà un condominio da fargli amministrare, no?), mandi via D’Amico (che ha tantissime responsabilità) e Juric (che alla fine della fiera è il meno colpevole di tutta la faccenda) e scelga persone più opportune a ricoprire i ruoli per la sua Atalanta.
C’è ancora tempo per raddrizzare la baracca e la stagione ma bisogna intervenire urgentemente: Percassi, riprenditi l’Atalanta.
