Atalanta-Milan 1-1, l’editoriale – Tre riflessioni

Quinto pareggio consecutivo (il sesto se contiamo anche lo 0-0 in Champions League con lo Slavia Praga) per l’Atalanta di Juric che ieri ha impattato 1-1 con il Milan. La “pareggite” per la Dea, dunque, continua.

Accompagnata sempre dai soliti “sintomi”: mancanza di concretezza nel capitalizzare le occasioni costruite, piede staccato dall’acceleratore per una porzione di partita. Ma qualcosa di differente rispetto alle gare precedenti la si è notata. Qualcosa che sintetizziamo in tre riflessioni.

  1. Nessun passaggio indietro; con il Milan ieri la squadra è stata sempre propositiva. Equilibrata ok, senza scoprirsi più di tanto ok, sempre decelerando in un frangente della gara (in questo caso quello finale) ok, ma almeno si è vista raramente la “palla a Carnesecchi“. Ed è un piccolo segnale di “ritorno” alle caratteristiche naturali dell’Atalanta.
  2. La fortuna? Va cercata; vero, l’Atalanta non è stata fortunatissima in questa prima parte di campionato ma certe volte – come dicevano i Romani – la fortuna aiuta gli audaci. E audace la formazione di Juric non lo è mai stata. Anche ieri – nonostante il tecnico di Spalato abbia difeso a spada tratta la sua decisione – vedere Samardzic entrare all’80’ al posto di De Ketelaere con due prime punte in panchina e con altri elementi che avrebbero reso sicuramente di più (Zalewski in primis) ha fatto storcere il muso a molti. Noi compresi.
  3. Rischio di due “casi”, De Roon e Samardzic; inutile nasconderci dietro a un dito, l’infortunio muscolare dell’olandese NON è stato penalizzante per l’Atalanta. Perché ha consentito l’ingresso di Brescianini al suo posto e la Dea è stata decisamente più dinamica e intraprendente. Invece il serbo è nuovamente partito dalla panchina ed è nuovamente stato fatto entrare nel finale di gara quando sembra chiaro pure ai sassi della Val d’Aosta che uno come lui è totalmente inutile quando la partita scema non avendo né velocità né cambio di passo nelle sue principali caratteristiche. Quindi, o lo si fa partire da titolare una partita sì e l’altra no oppure a gennaio si faccia una riflessione sulla sua permanenza o meno all’Atalanta.

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