In primis, una doverosa premessa. Chi vi scrive – pur esercitando una passione (più che un lavoro) che vede nelle parole la propria quintessenza, preferisce sempre i fatti. Ecco perché la conferenza stampa di presentazione di Ivan Juric come nuovo allenatore dell’Atalanta non si discosta molto da eventi similari.
Domande legittime e pressoché da “copione” alle quali sono seguite risposte altrettanto legittime e da “copione” del nuovo tecnico nerazzurro. Di queste, poniamo l’accento su tre. Categorizzandole in due “luci” e un'”ombra”.
Ci ha piacevolmente colpito come l’allenatore croato non si sia nascosto rispetto alle deludenti esperienze dello scorso anno con Roma e Southampton, non accampando alibi (se non il dato oggettivo di essere in entrambi i casi subentrato in corsa) ma ammettendo di aver messo nel suo bagaglio personale quel poco di buono che comunque c’è stato.
In particolare, ci è piaciuta la sottolineatura sulle “palle inattive“, elemento imprescindibile nel calcio odierno e di come Juric abbia evidenziato come abbia imparato molto sul tema in Inghilterra.
Poi, non si può non evidenziare il passaggio sulla famosa “asticella”. Juric è stato perentorio sul tema: non si abbassa e non si abbasserà. Bene così.
Però, affinché non si abbassi, ci vorrà un mercato di livello. Ed ecco l’ombra. Certo, l’ex allenatore della Roma non poteva dire di allenare una squadra scarsa che necessita di tantissimi rinforzi. Anche perché non è vero.
Ma avrebbe dovuto almeno rimarcare che si attende un mercato all’altezza dell’Atalanta. Perché sa benissimo pure lui che “rosa completa” è un’adorabile bugia.
Basta leggere la lista della spesa che si trova sulla scrivania del ds Tony D’Amico: 2 difensori (3 in caso di partenza di Djimsiti e/o mancato riscatto di Kossounou), 1 esterno sinistro, 1 centrocampista centrale e 1 attaccante.
Quindi, caro Juric, l’Atalanta dovrà fare mercato, eccome se dovrà farlo. E faccia sempre sentire il fiato sul collo di D’Amico.
