Il titolo del pezzo – lo diciamo subito – è farlocco. O meglio, è farlocca la prima parte. Perché su Atalanta-Parma 2-3 c’è poco da dire. Se non due cose: 1) le partite – anche quelle amichevoli – vanno sempre onorate perché il pubblico sugli spalti ha pagato il biglietto; 2) meno male che l‘Empoli ha perso col Verona altrimenti avremmo vissuto giorni caldi dal punto di vista delle polemiche.
Vivremo comunque giorni caldi dal punto di vista della conferma o meno di Gian Piero Gasperini alla guida dell’Atalanta. Il post partita col Parma ha rappresentato già un piccolo segnale in tal senso.
Il tecnico ha esplicitato quel che da queste colonne – senza falsa modestia – vi stiamo raccontando da tempo. A prescindere da chi siederà in panchina, la rosa dell’Atalanta subirà una forzata rivoluzione.
Vuoi per le cessioni (Ederson e Lookman), vuoi per coloro che lasciano per “limiti d’età” (Toloi e Cuadrado), vuoi per coloro che “hanno un’età” (De Roon, Zappacosta, Djimsiti), vuoi per coloro che non hanno reso (Ruggeri e Samardzic), vuoi per coloro che sono reduci da infortuni seri (Kolasinac, Scalvini e Scamacca), il mercato dovrà portare a Bergamo tra i sei e i sette volti nuovi.
E tra questi quattro calciatori potenzialmente titolari: un difensore centrale (due se non verrà riscattato Kossounou), un esterno sinistro, un centrocampista e un esterno d’attacco.
Gasperini ne è pienamente consapevole e sa benissimo che quando c’è una rivoluzione è difficile (e anche ingiusto) pretendere obiettivi e risultati immediati. Quindi, per rispondere a Luca Percassi che anche ieri ha ribadito come la proposta di rinnovo sia da tempo sul tavolo, ha bisogno di garanzie più mediatiche che tecniche. Nel senso, dichiarate “urbi et orbi” che il prossimo sarà un anno di transizione e liberatemi dalle pressioni.
Certo, vi è anche un’altra visione che vorrebbe Gasperini provare finalmente a vincere uno scudetto ma ora come ora è difficile che il tecnico piemontese trovi spazio in una panchina di una cosiddetta big.
Bisognerà pazientare. Vero, le attese sono snervanti. Ma alle volte – come in questo caso – sono necessarie.
