Il calcio è uno sport bellissimo per due motivi. In primis, la sua semplicità, sia delle regole che della sua interpretazione. In secundis, perché non è una scienza esatta e non segue i principi della logica.
Se li seguisse, Atalanta-Bologna di ieri non avrebbe avuto storia. Troppo in forma i felsinei, troppo in “caduta libera” i nerazzurri per poter pensare a un esito diverso dal successo della formazione di Italiano con conseguente sorpasso in classifica nei confronti della squadra di Gasperini.
E invece l’Atalanta ha vinto e ha puntellato il terzo posto in classifica mentre il Bologna si è fatto sopravanzare in graduatoria dalla Juventus. Beata illogicità del calcio, verrebbe da dire.
Analizzando in maniera più razionale, è semplicemente successo che l’Atalanta è tornata a onorare il suo motto sudando la maglia cosa che – e Gasperini non ci convincerà mai dal contrario, spiacenti – con Fiorentina e Lazio non era avvenuto.
Si è vista una squadra grintosa, concentrata, sul pezzo dall’inizio alla fine e i risultati si sono immediatamente visti. Partita messa in ghiaccio nella prima mezz’ora grazie a un sontuoso Retegui, autore del primo gol e del cross per il 2-0 di Pasalic e poi controllata nella ripresa dove Carnesecchi è stato sì impegnato ma non ha dovuto compiere veri e propri miracoli.
Una vittoria importante che manda un segnale altrettanto importante alle avversarie per la corsa europea: l’Atalanta è tornata. Attenzione però a non sedersi nuovamente. E il Milan domenica prossima può già essere un significativo testo in tal senso.
Milan – e finale di stagione – che la Dea affronterà con un Kossounou in più ma purtroppo un Kolasinac in meno. Lo scontro con Orsolini ha provocato al nostro difensore la rottura del legamento crociato e – inutile girarci intorno- ha messo fortemente a rischio il prosieguo della sua carriera.
Uno scontro figlio anche da un arbitraggio assolutamente iniquo come quello del signor Mariani di Aprilia. Due pesi e due misure, con gli atalantini puntualmente ammoniti e i bolognesi puntualmente graziati (eccezion fatta per il giallo comminato a Miranda al 92′ accolto da un boato di scherno da parte dello stadio).
E quando un arbitro dirige in questa maniera autorizza la squadra “beneficiata” ad andare spesso e volentieri oltre i limiti. Ecco, questo finale di stagione vivrà su un grande equilibrio. Sarebbe un peccato che arbitri scarsi come Mariani possano diventare fattori decisivi.
