Una cosa è sicura: difficilmente ci sarà un altro Napoli-Atalanta alle ore 12:30. Questo perché i partenopei, dopo aver subito ieri il secondo capitombolo interno consecutivo per 3-0 contro la Dea all’ora di pranzo, muoveranno sicuramente mari e monti in Lega affinché non ci sia il rischio di un “ter”.
Scherzi a parte, avevamo detto che la partita del “Maradona” rappresentava per l’Atalanta una sorta di primo arrivo in salita. Ossia quella tappa che in un Grande Giro permette di capire se si possa lottare per il bersaglio grosso oppure no.
E l’Atalanta ha dato una risposta positiva. Vincendo da squadra matura: spiazzando gli avversari con le scelte tecnico-tattiche, leggasi Retegui in panchina e Pasalic dietro Lookman e De Ketelaere; con una fase difensiva praticamente impenetrabile (Hien monumentale ieri e Carnesecchi che ha risposto presente nelle due occasioni dove doveva rispondere presente).
E, soprattutto, sfruttando pienamente le tre occasioni create. Già, non è stata la solita Atalanta che ha bisogno di costruire 10 opportunità per fare tre gol ma è stata una squadra cinica. E fortunata, come dimostra il palo colpito da McTominay un minuto dopo il vantaggio di Lookman.
Se si vogliono sognare “bersagli grossi”, le caratteristiche per vincere la maggior parte delle gare sono queste. Assieme a un’altra: l’umiltà. Piedi per terra, non si è fatto ancora nulla. Il Giro è lungo.
Napoli-Atalanta 0-3, l’editoriale – Il Giro è lungo
