Lo confessiamo, la vigilia della trasferta di Venezia ci aveva instillato un po’ di ansia da prestazione.
L’obbligo del risultato pieno unito ad altri fattori (la ripresa dopo la sosta, le defezioni in difesa, il rischio che la testa dei calciatori potesse già essere rivolta all’impegno di mercoledì in Champions League contro il Celtic) rendeva l’impegno del “Penzo” più ostico di quanto si potesse immaginare.
Invece l’Atalanta ha quasi superato questo esame con il massimo dei voti. La squadra di Gasperini è andata in gol nei due momenti topici della gara, ossia all’inizio delle due frazioni di gioco ed è apparsa quasi sempre in controllo della situazione.
I “quasi” utilizzati nel precedente paragrafo evidenziano però la presenza di alcune distrazioni di troppo sulle quali un po’ ci ha messo le manone l’ottimo Carnesecchi e un po’ ci ha pensato il non certo eccelso fattore tecnico degli avanti veneziani.
E la domanda sorge spontanea: se al posto del Venezia ci fosse stata una squadra più scaltra e/o più brava qualitativamente, cosa sarebbe accaduto?
Rimanendo con il dubbio, non possiamo non sottolineare come Godfrey si avvia a diventare il Bakker 2.0 (o il Rigoni 3.0, fate voi).
Se, piuttosto di inserire l’ex Everton, Gasperini per sostituire Hien ha preferito giocare con due adattati (De Roon e Ruggeri) affiancati a Djimsiti, vuol dire che la fiducia che il tecnico ripone nel calciatore è davvero ai minimi termini.
Invece, è più elevata la fiducia che Gasp ripone in Zaniolo. Ma l’allenatore ieri nel post-partita è stato chiaro: non si tratta di fiducia a tempo indeterminato.
Tocca all’ex Roma dare finalmente segnali di continuità. Se si dovesse mettere a bolla, allora il reparto offensivo dell’Atalanta diverrebbe davvero qualcosa di micidiale. Per gli avversari, s’intende.
