Atalanta-Como 2-3, l’editoriale – Il rischio di “copiare” il Napoli dello scorso anno. A partire da Gasperini

Gian Piero Gasperini era stato il primo a lanciare l’allarme lo scorso 8 agosto nell’ormai celeberrima intervista a “L’Eco di Bergamo” ma purtroppo era rimasto mediaticamente inascoltato poiché le attenzioni di tutte furono (più o meno giustamente) al fatto che Koopmeiners avesse deciso di non allenarsi per ottenere la cessione alla Juventus, cosa che poi si è verificata.

Il tecnico piemontese aveva notato una certa rilassatezza in gruppo, aveva affermato che parecchi avevano la testa ancora a Dublino e aveva detto che c’era il forte rischio di ripetere il campionato del Napoli.

E per ora, purtroppo, sta avendo ragione. L’Atalanta di ieri è stata una squadra che dal 18′ in poi si è totalmente eclissata dal punto di vista mentale. Così come è accaduto a Torino, così come è accaduto a Milano. E così come è accaduto, per alcuni frangenti delle partite, a Lecce e in casa con la Fiorentina.

Invece, a netto del punteggio, solo in due occasioni la Dea è stata mentalizzata per tutti i 90 minuti più recupero: la Supercoppa con il Real Madrid e la sfida di Champions con l’Arsenal.

Questo cosa vuol dire? Vuol dire che la squadra nerazzurra ha voglia di giocare in Europa ma si “scoccia” di fare la stessa cosa in campionato.

In Italia si limita a fare il compitino, solo che il compitino con squadre vogliose e dotate di tecnica non basta.

Gasperini fece bene, dunque, a cogliere i segnali d’allarme. Ma c’è un problema: Gasperini stesso non sta provvedendo a mettere un freno a questa situazione.

A costo di essere ripetitivi, se mentalmente e fisicamente una squadra non è pronta non può supportare un sistema di gioco offensivo.

Cosa ha fatto Arteta con l’Arsenal a Bergamo? Si era accorto che non poteva osare e si è preso il punto con un atteggiamento accorto.

Il calcio è semplice. E speriamo che a Zingonia qualcuno se lo ricordi.

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