Vi ricordate le proporzioni? Quella struttura matematica dove “:” si legge “sta” e “=” si legge
“come”?. Ebbene, la proporzione che viene in mente dopo la finale di Coppa Italia persa dall’Atalanta con la Juventus per 1-0 è la seguente: Juventus : Champions League = Atalanta : Coppa Italia.
Così come la Vecchia Signora ha perso 5 finali di seguito della massima manifestazione
calcistica continentale dopo l’ultimo successo del 1996, così la Dea ha perso 5 tondini tricolori di fila dal successo del 1963.
Evidentemente, come Eupalla non ha perdonato alla Juventus il giro di campo con la Coppa
insanguinata dell’Heysel (29 maggio 1985) altrettanto non ha perdonato all’Atalanta l’aver
conseguito il suo unico successo il 2 giugno 1963 quando il bergamasco Papa Giovanni
XXIII era agonizzante (sarebbe volato in Cielo il giorno successivo).
Ovviamente, stiamo “provocando”. Anche perché sulla partita non ci sta molto da dire. Una
cosa doveva fare la Juventus: trovare il vantaggio per poi chiudersi dietro. E l’ha fatta.
Due cose non doveva fare l’Atalanta: passare subito sotto e farsi sopraffare dalla tensione. E
purtroppo entrambe le cose sono state fatte.
Questo ci fa pensare a un’altra struttura matematica: l’equazione. Equazione semplice e
scontata. Gian Piero Gasperini non è un allenatore in grado di preparare mentalmente e
tatticamente una squadra che affronta una finale.
Il tecnico di Grugliasco non ha ancora capito che quei 90 minuti rappresentano una cosa a
parte rispetto a tutto il resto e se occorre snaturarsi tatticamente, va fatto.
Così come è necessario trasmettere tranquillità nello spogliatoio e quel suo passeggiare
nervosamente ripreso dalle telecamere tutto trasmetteva meno che tranquillità.
Ecco perchè (anche se lo speriamo con tutto il cuore) difficilmente a Dublino l’esito sarà
diverso da ieri. Speriamo che Gasperini possa smentirci. Saremmo i più felici incompetenti
del mondo.
Atalanta-Juventus 0-1, l’editoriale – Una proporzione e un’equazione
