OM-Atalanta 1-1, l’editoriale – Gli acini di sale

Non accade spesso che nel calcio le previsioni teoriche combacino quasi del tutto perfettamente con quanto accade poi in campo, ma la sfida d’andata della semifinale di Europa League tra Olympique Marsiglia e Atalanta è stata la classica eccezione che conferma la regola.

Tutti attendevano l’ambiente caldo, asfissiante, infernale del “Velodrome” e questo ambiente c’è stato. Tutti attendevano un Marsiglia spinto da tale ambiente che confermava il suo essere una grandissima squadra e questo è avvenuto. Tutti attendevano un’Atalanta tutt’altro che impaurita, pronta a soffrire ma altrettanto pronta a colpire e questo è accaduto.

Il risultato di 1-1 è stato la logica conseguenza. La Dea ha messo la testa avanti al primo momento utile sfruttando la vena realizzativa del periodo di Scamacca ma poi l’Olympique ha confermato che non è una squadra quasi imbattuta (solo il PSG ha espugnato il Velodrome finora) in casa solo per caso.

Vero, la rete del pareggio è stata una prodezza individuale di Mbemba ma i francesi si sono divorati un gol con Aubemeyang, hanno trovato un gol giustamente annullato dal VAR per fuorigioco e hanno colto un clamoroso incrocio dei pali.

Quindi, hanno fatto soffrire l’Atalanta ma la formazione di Gasperini ha tenuto botta considerato anche l’infortunio di Kolasinac che ha scombinato i piani iniziali della Dea e per poco con Miranchuk nel finale non ha trovato il jolly.

Dettagli (in questo caso riferiti ai gol mancati dalle due squadre) che alla fine di un anno sportivo possono fare la differenza. Paragonabili agli acini di sale che possono fare la differenza in meglio o peggio nel gusto di una minestra.

E, a proposito di acini di sale, non vorremmo che la troppa fiducia accordata verso Toloi e Palomino e il mancato inserimento di Adopo nelle rotazioni sia quell’acino di sale che, considerati i diversi infortuni in seno all’Atalanta, possa rovinare la minestra.

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