Tra i vari aggettivi che spesso vengono associati al calcio, la parola “strano” ricorre frequentemente. Sì, perché il calcio è effettivamente strano in quanto il prodotto finale, vale a dire il risultato, nel 20-30% dei casi è illogico, cioè non è direttamente proporzionale a quanto si vede sul campo.
L’Atalanta, nelle ultime due giornate di campionato, è stata protagonista diretta della stranezza del calcio. A Bologna non meritava di perdere visto la mole di occasioni prodotte e non sfruttate ma ha perso, con il Lecce non meritava di vincere considerata la prestazione dei salentini e le loro occasioni ma ha vinto.
La partita con i giallorossi ha vissuto il copione che era prevedibile alla vigilia. La squadra di D’Aversa non è stata messa sotto da nessuno finora, sa chiudersi bene e sa ripartire con efficacia. E quindi solo un episodio o un gesto tecnico poteva sbloccare la partita a favore della formazione di Gasperini.
Ipso facto, al 58′ accelerazione di Lookman e tiro del nigeriano che termina la sua corsa nell’angolino a destra di Falcone. E tanto basta per portare a casa tre punti fondamentali, che consentono all’Atalanta di issarsi al sesto posto.
Bisogna rammaricarsi per questo? Bisogna cospargersi il capo di cenere per non aver ottenuto la vittoria tramite il cosiddetto “gioco”? Risposta facile: assolutamente no.
Gian Piero Gasperini nel post partita persa a Frosinone avvisò subito tutti gli addetti ai lavori e non che questo sarebbe stato un campionato equilibrato e che le medio-piccole avrebbero dato fastidio a tutte. E questo girone d’andata sta pienamente confermando la tesi dell’allenatore di Grugliasco.
E quindi, in un campionato “strano” perché più equilibrato occorre l’Atalanta di ieri. Un’Atalanta “strana”, meno votata allo spettacolo ma decisamente e nettamente più concreta. In un torneo dove un punto in più o in un meno potrebbe farti guadagnare o perdere un paio di posizioni, bisognerà abituarsi alla svelta a essere “strani”.
Atalanta-Lecce 1-0, l’editoriale – Serve una Dea “strana” per un torneo “strano”
