Atalanta-Inter 1-2, l’editoriale – La conferma di una dolce condanna

Il calcio rare volte ci sorprende ma, nella maggior parte dei casi, conferma i valori in campo. La sfida tra Atalanta e Inter di ieri, vinta dai nerazzurri di Milano per 2-1, appartiene purtroppo alla seconda categoria.

La compagine di Gasperini si può “consolare” con il fatto di essere stata la formazione d’alta classifica che più (fino a questo momento) ha messo in difficoltà la capolista. A differenza, infatti, di Milan, Fiorentina e Roma che sono state spianate dall’armata di Simone Inzaghi, l’Atalanta ha per 75 minuti giocato alla pari con l’Inter.

Cosa ha fatto dunque la differenza? Il quarto d’ora iniziale del secondo tempo, dove l’Atalanta si è presa una pausa dall’intensità e l’Inter l’ha immediatamente punita, trovando il secondo gol con una giocata da campione di Lautaro Martinez. Dopodiché, l’Atalanta si è svegliata, ha tornato a premere, ha riaperto la gara con Scamacca e con Hateboer nel finale ha sfiorato il 2-2.

Quindi, quel quarto d’ora di pausa è stato il “problema”? Sì, è un “problema” quando giochi con squadre decisamente superiori dal punto di vista tecnico (vedi giocata di Calhanoglu in occasione del rigore procurato dalla scellerata uscita di Musso). Per compensare il gap, dovresti sempre tenere premuto il pedale dell’acceleratore. Se ti rilassi un attimo, vieni puniti.

Questa è dunque la dolce condanna affibbiata all’Atalanta: spingere sempre per non scivolare indietro. Se si vogliono prima o poi riportare punti dagli scontri diretti, non si potrà prescindere da questo fattore.

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