Atalanta-Empoli 2-1, l’editoriale – Rivoluzione o Restaurazione?

Rivoluzione Francese o monarchia assoluta? Napoleone o Congresso di Vienna? Repubblica Romana di Mazzini, Armellini e Saffi o Stato della Chiesa? No, non è l’attacco di un articolo di “Storia Illustrata” o di “Historia” (riviste bellissime purtroppo scomparse da tempo) ma è un punto di partenza interessante (si spera) per raccontare i temi principali del ritorno della vittoria dell’Atalanta in casa contro l’Empoli per 2-1.

Immaginate infatti di potere per assurdo vivere la storia come fosse una partita di calcio e di schierarvi per una delle fazioni in campo. Ebbene, in casa Atalanta ieri si è vissuto un “confronto storico”. Riguardante il reparto offensivo. Nel primo tempo, all’opera si è vista la “Restaurazione“, con Pasalic trequartista alle spalle di Zapata-Muriel. Negli ultimi 15 minuti di gara, spazio alla “Rivoluzione” con il tridente lineare Boga-Hojlund-Lookman.

Risultato? La “Restaurazione” ha prodotto conclusioni, ha sciupato occasioni (due clamorose capitate prima a Pasalic e poi a Zapata) ed è stata punita dall’inesorabile legge non scritta del calcio che ha visto l’Empoli trovare la rete al primo tiro in porta. La “Rivoluzione” ha messo le cose a posto, con Hojlund che ha trovato il gol vittoria. E meno male che un altro “rivoluzionario”, Scalvini, a inizio secondo tempo si è immolato su Caputo evitando un clamorosissimo 0-2.

Quindi, cosa scegliere? “Restaurazione” o “Rivoluzione“? La risposta è oggettivamente salomonica. Vale a dire: entrambe. Perché oggettivamente i giovani hanno più gamba, più freschezza atletica, più desiderio di emergere. Ma altrettanto oggettivamente non possono tirare la carretta da qui fino a fine campionato in quanto non hanno le spalle abbastanza larghe per reggere le pressioni derivanti dalla voglia d’Europa.

Conseguentemente, vi è ancora necessità della “vecchia guardia“. Ma i componenti di quest’ultima devono capire che laddove non riescono più con il fisico devono necessariamente arrivarci con la testa. Zapata l’ha capito, sportellando per 80 minuti con i difensori empolesi e coccolando Hojlund a fine gara. Pasalic l’ha capito, buttandosi negli spazi creati ma peccando di precisione. Purtroppo Muriel, invece, sembrerebbe non averlo capito. Inutile girare attorno alla questione, con questa versione del numero 9 l’Atalanta gioca in 10.

Un “compromesso storico” quindi pienamente attuabile. Anzi, si è già attuato ieri nella rete dell’1-1. Cross (di destro) di un Ruggeri che sta meritando i galloni da titolare, zuccata di De Roon che sta giocando uno dei migliori campionati da quando è a Bergamo. Se i “rivoluzionari” e i “restauratori” prendessero pienamente esempio da questi due allora sì che saremmo ottimisti per il futuro.

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