Il co-chairman dell’Atalanta Stephen Pagliuca è stato intervistato durante il Business of Football Summit organizzato dal Financial Times e ha toccato tanti temi. Tra i cui le sue intenzioni verso la Dea.
Intenzioni teoricamente tutte positivissime. Pagliuca vorrebbe che il marchio (siamo in Italia, utilizziamo l’italiano) Atalanta venga diffuso in tutto il mondo, vorrebbe completare definitivamente lo stadio, vorrebbe cercare di allargare gli interessi del suo gruppo nel mondo del calcio cercando di acquisire squadre in mercati diversi. Ma, soprattutto, ha dichiarato di aver subito amato l’Atalanta perché ha un ottimo settore giovanile e perché è una “competitor” per il titolo in Italia.
Tante belle parole che seguono quelle di fine agosto dove Pagliuca asserì di voler investire per migliorare l’Atalanta. Ebbene, parole parole parole ma di fatti se ne sono visti pochini. Vero, investimenti ce ne sono stati (Hojlund e Lookman su tutti) ma dal punto di vista di calciatori di qualità tecnica importante (che potessero colmare, per intenderci, il vuoto lasciato da Gomez e Ilicic) non è stato fatto nulla.
Il tetto al monte ingaggi (2 milioni di euro) presente con Percassi è stato confermato (per ora) da Pagliuca. E se rimarrà tale, di calciatori che possono fare la differenza non se ne potranno acquistare. Con la logica conseguenza di non poter più competere per le prime posizioni. Perché Gasperini può farne uno di “miracolo” (prima qualificazione alla Champions, 2019), può farne due (seconda qualificazione alla Champions, 2020), può farne tre (terza qualificazione alla Champions, 2021). Ma non si può pretendere sempre che il Vate di Grugliasco frigga sempre il pesce con l’acqua. Quindi, caro Pagliuca, basta “bla bla bla”. Fatti. Occorrono fatti.
Pagliuca, basta parole. Servono i fatti
