Sassuolo-Atalanta 1-0, l’editoriale – Il festival degli errori

Nella settimana del Festival per eccellenza, Sassuolo-Atalanta ha anticipato nel suo piccolo la kermesse sanremese. Solo che a differenza di canzoni e superospiti, al “Mapei Stadium” di Reggio Emilia, i protagonisti assoluti di questo festival di 90 minuti più recupero sono stati gli errori. Realizzati da tutte le componenti in campo.

Affrontiamo velocemente il tema arbitrale. Vero, la direzione di Marcenaro non è stata delle più irreprensibili ma le espulsioni di Maehle e Muriel non sono proprio così campate in aria. Il rosso al danese (deciso dalla chiamata del VAR Nasca perché il direttore di gara aveva comminato l’ammonizione, ricordiamolo) è stato sì eccessivo, però l’esterno atalantino è stato a dir poco ingenuo a fare un fallo del genere in un momento in cui l’Atalanta stava prendendo le misure ai neroverdi. E il colombiano, a partita finita, non può assolutamente lasciarsi scappare quel “sei scarso” verso l’arbitro. Alt, sappiamo benissimo che chi indossa altre maglie agli arbitri può dire pure di peggio ma questo purtroppo accade da che calcio è calcio ed è noto a tutti, quindi è un’aggravante per Muriel.

Poi, gli errori dell’allenatore. Due sono state le manchevolezze di Gasperini. Non vuoi schierare il 3-4-3 per sorprendere il Sassuolo e per difendersi dal suo centrocampo a tre? Ci può pure stare. Allora, però, il tecnico avrebbe dovuto essere coraggioso fino in fondo e lasciare in panchina Lookman, che da seconda punta per caratteristiche fisiche e tecniche non può rendere al suo massimo, e magari ritentare il tandem pesante Zapata-Hojlund?

La seconda pecca è stata quella di non aver saputo arginare la prevedibilissima sfuriata del Sassuolo nella prima parte del secondo tempo. La squadra, invece di creare densità ma allo stesso tempo possibilità di ripartenza schierandosi con uno scolastico ma efficace 4-4-1, si è schiacciata troppo concedendo gli esterni agli emiliani e proprio dalla fascia è arrivato il gol partita di Laurientè.

Infine, i due errori della società. Non lasciamoci ingannare dalla classifica, il gap tecnico tra Atalanta e Sassuolo non è poi così elevato (soprattutto da quando i neroverdi hanno ritrovato tra le proprie fila Berardi). E quando perdi un uomo, questo gap si annulla del tutto. In questa partita, si è sentita la mancanza di un calciatore di qualità in avanti, di un vero e proprio leader tecnico e carismatico. Perché l’Atalanta non ne ha in rosa? Perché calciatori del genere percepiscono un ingaggio superiore al tetto che Percassi e Pagliuca (sì, vogliamo continuare a credere alla fata turchina, siamo inguaribili bambini) hanno imposto.

Il secondo riguarda le dichiarazioni di Marino sui “fantasmi” dello scorso anno riferendosi agli errori arbitrali che hanno caratterizzato il girone di ritorno. Per carità, gli errori ci sono stati. Ma società e allenatore sono stati i principali responsabili del crollo verticale dal terzo all’ottavo posto in classifica. In soldoni, l’arbitraggio non diventi facile alibi di chi non ha voluto mettere mano al portafoglio per rinforzare qualitativamente l’Atalanta.

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