Atalanta-Sampdoria 2-0, l’editoriale – Una Dea sì e una “nì”

Solo chi di calcio ne mastica poco poteva pensare che Atalanta-Sampdoria sarebbe stata una passeggiata di salute. Per questa Dea versione “Ritorno al Futuro” la gara contro i blucerchiati era un esame importante poiché si sfidava una squadra che, a netto della classifica e dei risultati, è in salute (davvero solo per caso i liguri non hanno raccolto punti con Empoli e Udinese). E, soprattutto, avrebbe fatto densità e non avrebbe concesso gli spazi che (in alcuni casi, inopinatamente per loro) avevano concesso in precedenza Salernitana, Spezia in Coppa Italia e Juventus.

La scorsa stagione, in particolar modo nello scellerato girone di ritorno, l’Atalanta in casa aveva sofferto moltissimo questa tipologia di squadre. La formazione di Gasperini attaccava, non aveva la qualità tecnica per scardinare il muro avversario dove letteralmente rimbalzava e quasi puntualmente veniva punita alla prima infilata.

Allora quali sono state le differenze tra l’Atalanta di ieri e quella del girone di ritorno 2021/2022? In primis, Musso questa volta è stato abile a mantenere il risultato sui binari dello 0-0 nel momento migliore della Samp. In secundis, questa volta la qualità l’Atalanta l’ha messa sul piatto. E, per ora, è tutta nei piedi del tridente della meraviglie Boga-Hojlund-Lookman.

L’ex Sassuolo ha dato il là all’azione del vantaggio con il cross con il contagiri che ha portato in successione al palo di Lookman, al controcross di Hateboer e alla zuccata vincente di Maehle, che evidentemente è convinto di giocare con la Danimarca dato che al secondo gol consecutivo (si scherza). L’anglo-nigeriano si è letteralmente inventato il gol del 2-0 con una perla di tecnica, forza fisica e precisione con quel rasoterra a incrociare sul secondo palo. E Hojlund? Fa a sportellate con la difesa doriana, fa salire la squadra e se non ci sono spazi se li crea e solo Audero gli ha impedito di provare la gioia del gol.

Questa la Dea sì. Ma, oltre alla Dea “sì”, vi è anche una Dea “nì”. Gasperini ieri ha evidenziato l’importanza della panchina in questo calcio delle 5 sostituzioni. Ebbene, quando Zapata, Muriel e Pasalic sono entrati al posto dei tre titolari, la differenza si è vista. Solo Duvan ha dimostrato voglia di fare con alcuni scatti che hanno rammentato i tempi migliori ma ha anche enfatizzato una certa frenesia che si è trasformata in confusione in area di rigore.

Attenzione, non è ancora un problema ma è un campanello d’allarme. Zapata, Muriel e Pasalic devono essere mentalizzati nei “20 minuti” e devono essere convinti che possono essere decisivi nel finale delle gare. C’è ancora tanto spazio per loro in questa Atalanta. Ne siano consapevoli.

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