Viterbo, anno 1270. I cardinali di Santa Romana Chiesa sono riuniti da due anni oramai nella città laziale per decidere il successore di Clemente IV. Una situazione di stallo che esaspera il popolo viterbese. Il capitano della città Raniero Gatti per dare una svolta, con l’aiuto della sua popolazione, sequestra de facto i cardinali all’interno del Palazzo dei Papi dicendo loro che non sarebbero usciti da quel luogo se non avessero eletto il nuovo Pontefice. E per far capire la bontà delle proprie intenzioni, i viterbesi guidati da Gatti prima riducono il vitto ai cardinali poi scoperchiano addirittura il tetto al Palazzo.
Il Papa poi venne eletto l’anno successivo (Gregorio X), ma quello che passò come primo Conclave della storia ebbe il suo ruolo nell’elezione. Ebbene, i tifosi dell’Atalanta per ovvi motivi non possono farlo ma occorrerebbe davvero un altro “conclave” a Zingonia. Stephen Pagliuca, Antonio Percassi e Gian Piero Gasperini si devono chiudere in una stanza e uscirsene da lì solo con la presenza di un comunicato nel quale si chiariscono una volta e per tutte gli obiettivi dell’Atalanta stagione 2022/2023.
Perché questo teatrino del rimpallo di responsabilità tra società e tecnico ha stancato e deve finire una volta per tutte. Percassi che quando parla se ne esce sempre con la frase scaramantica della salvezza (una squadra che punta a salvarsi non spende 80 milioni sul mercato), Gasperini che continua a chiedere chiarezza alla società su cosa ottenere ma che nel frattempo persegue nel collezionare topiche clamorose.
Dopo l’insensato turnover di Lecce, la gara con l’Inter di ieri è stato condizionata da un clamoroso errore di valutazione. Nel primo tempo, Gasperini l’aveva incartata a Inzaghi, schierando un ottimo 4-2-3-1, mettendo Scalvini a centrocampo e alzando Koopmeiners come trequartista di destra. In questo modo, i meneghini avevano le linee di passaggio bloccate e si sono dovuti affidare solamente a lanci lunghi e a cross dalla trequarti, trovando il gol del pareggio con molta fortuna e con un Musso che non esce neanche se lo pagano.
Poi, nell’intervallo, la “genialata”. Fuori Scalvini, dentro Malinovskyi. Koopmeiners riportato a centrocampo e l’ucraino a destra conferma di essere un corpo estraneo alla squadra. L’Inter trova un’autostrada da quella parte e prima Dimarco fornisce a Dzeko l’assist dell’1-2 e poi c’è l’angolo della sfortunata deviazione di Palomino per l’1-3. Un errore da straccio del patentino.
Un errore che dimostra come Gasperini non sia sereno e come si stia stancando di fare da “parafulmine”. La sensazione netta è che la storia d’amore tra la società e il tecnico di Grugliasco sia finita da un pezzo e che le due parti sono costrette a rimanere insieme solo per il contratto. Una sensazione che può essere cancellata solo da un’uscita pubblica chiara e perentoria da parte delle due parti. Uscita che deve avvenire ad horas e che potrebbe svoltare questa stagione.
Atalanta-Inter 2-3, l’editoriale – Serve una replica del Conclave di Viterbo
