Atalanta-Verona 1-2, l’editoriale – Juventus-Parma, 7/02/1999

7 febbraio 1999, 20/a giornata di Serie A 1998/1999. La Juventus Campione d’Italia viene travolta dal Parma nel posticipo serale per 4-2. I bianconeri sono noni in classifica con 27 punti, a -15 dalla Fiorentina capolista e a -10 dal quarto posto che significherebbe preliminari di Champions League. Negli spogliatoi, Marcello Lippi, tecnico che ha portato quella Juventus sul tetto d’Italia, d’Europa e del Mondo, rassegna le dimissioni dicendo di aver visto “una squadra spenta e se il problema fosse lui, in questo modo la squadra non avrebbe avuto più alibi“.

Ecco, ieri avremmo voluto che Gian Piero Gasperini avesse fatto lo stesso al termine di Atalanta-Verona 1-2, terza sconfitta consecutiva in campionato, quarta stagionale se si considera anche il ko interno con il Lipsia di Europa League. I campanelli d’allarme c’erano tutti, ma ora la caduta è verticale. Con il forte rischio di incappare in una poco dignitosa “via Crucis” calcistica in queste ultime sei partite.

Poco da dire della partita di ieri se non di aver avvertito la netta sensazione di una squadra spenta che non seguiva per nulla Gasperini. Proprio come la Juventus del febbraio 1999 non seguiva per nulla Lippi. Poi, diciamocela tutta, qualunque tecnico con i numeri pessimi del girone di ritorno dell’Atalanta (13 punti in 13 partite, crollo dal quarto posto dell’andata all’attuale ottavo, 3 vittorie, 4 pareggi e ben 6 sconfitte) in qualunque campionato dall’Artide all’Antartide sarebbe stato messo in discussione. Non si capisce perché Gasperini debba godere di quale immunità. Riconoscenza? Nel calcio, la riconoscenza non fa punti. Altrimenti, faremmo ancora giocare Evair, Stromberg e Caniggia.

Quindi, con buona pace degli atalantini che per il Gasp hanno il culto della personalità (a cominciare dall’hater strimpellatore di chitarre che capisce di calcio quanto Rocco Siffredi di gerarchie ecclesiastiche), è giunto il momento di cambiare. Questo non toglie nulla, ripetiamo, non toglie nulla ai meriti che Gasperini ha avuto. La sua Atalanta ha conquistato un posto d’onore nella storia del calcio e verrà ricordata con affetto anche tra 100 anni. Ma si vive di presente e di futuro. Il presente si chiama Venezia. Se si dovesse perdere malamente anche in Laguna contro una squadra tutt’altro che irreprensibile, allora il futuro potrebbe essere accelerato.

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