Atalanta-Sampdoria 4-0, l’editoriale – A Firenze torna il gelo

No, Atalanta-Sampdoria non è iniziata ieri alle 20:50. E’ iniziata al 94′ di Sassuolo-Fiorentina 2-1 del 26 febbraio, quando Defrel ha smontato le speranze viola di arpionare almeno il pareggio. E’ proseguita al 94′ di Lazio-Napoli 1-2, quando la rete di Fabian Ruiz ha mantenuto i biancocelesti a distanza di sicurezza. Si è definitivamente concretizzata ieri, con il netto successo degli uomini di Gasperini (squalificato ieri, in panchina il “talismano” Gritti) sui blucerchiati per 4-0.

Tutte le vittorie sono importanti ma, parafrasando Orwell, alcune sono più importanti delle altre. E il successo contro la compagine di Giampaolo ha tutte le caratteristiche per appartenere alla seconda categoria. In primis, come scritto, per la classifica. L’Atalanta torna a -3 dalla Juventus quarta con una partita in meno, ne guadagna 3 sulla Lazio settima e sulla Fiorentina ottava, rispedite rispettivamente a 4 e 5 lunghezze di distanza (torna quindi una temperatura artica in riva all’Arno, -5) e risponde alla vittoria della Roma a La Spezia, con i giallorossi di Mourinho distanziati di 3 punti in attesa dello scontro diretto di sabato pomeriggio.

Ma anche e soprattutto per la modalità con la quale questa vittoria è arrivata. D’accordo, la Sampdoria di ieri ha offerto una resistenza davvero debole, ma lo ha fatto perché dinanzi ha avuto un’Atalanta che ha ricalcato quella dei “tempi belli”: forte fisicamente, precisa tecnicamente, concreta il giusto. Diversi calciatori hanno offerto un rendimento mai ammirato in questa stagione.

E parliamo di Pessina in primis, devastante ieri. Ma anche di Hateboer e della cerniera di centrocampo Freuler-De Roon. Quattro calciatori che ieri sono tornati a essere centrali e performanti al loro massimo. Ma tutta la squadra ieri ha sfoderato una grande prestazione e le reti di Pasalic, Koopmeiners (due) e Miranchuk sono state solo le ciliegine sulla torta.

Certo, il gol dello “Zar” e la sua “esultanza” a mo’ di scusa ha un significato che non si può non associare ai drammatici giorni che stiamo vivendo. L’Atalanta è un unicum in Europa, avendo lui e l’ucraino Malinovskyi in rosa. Un “paradosso” che però sembrerebbe aver cementato ancora di più il gruppo, con tutti gli altri ragazzi che si sono chiusi a riccio nel proteggerli.

Chiudiamo con il discorso dei gol. Ora, i più accaniti filo-societari potrebbero urlare ai quattro venti: “avete visto che l’attaccante non serviva?“. Ebbene, rispondiamo loro che la partita di ieri rappresenta la pietra tombale sulla loro tesi. No, non siamo impazziti. Puoi giocare senza un riferimento centrale se e solo se tutti gli elementi della squadra (e quindi, anche quelli dell’attacco “improvvisato”) sono al loro meglio sia fisicamente che tecnicamente, in maniera da occupare gli spazi e creare di continuo occasioni da rete. E, contemporaneamente, l’avversario sbanda paurosamente in difesa (come la Sampdoria ieri).

Infatti, puoi essere anche al top ma se ti ritrovi dinanzi un avversario granitico nel suo reparto arretrato, un grimaldello d’esperienza in avanti ti sarebbe molto utile. Come sarebbe utile inserire un attaccante forte fisicamente negli ultimi minuti di una partita nella quale sei in vantaggio di misura, in maniera da tenere il pallone quanto più possibile lontano dalla propria area.

Oramai però questi siamo e questi rimarremo fino al termine della stagione. Speriamo di non pentircene. A cominciare da sabato contro la Roma.

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