Olympiakos-Atalanta 0-3, l’editoriale – Da Ruslan un Messaggio e un messaggio

Parlare di quello che resta un argomento leggero, il calcio, in una giornata davvero difficile per il mondo sembra essere un esercizio pleonastico. Ma, sebbene in minima parte, anche il rettangolo verde può dare il suo prezioso contributo a portare un sorriso su volti resi tristi e duri dalla tragicità di quella che rimane e rimarrà sempre un’assurdità tutta umana: la guerra.

Una guerra che vede suo malgrado coinvolto Ruslan Malinovskyi. Una sensazione che non vorremmo mai provare, quella che è capitata ieri mattina al nostro “Colonnello“. Immaginate solo per un istante di vivere e lavorare in un Paese straniero e, a poche ore da un importante appuntamento di lavoro, venite a sapere che l’Italia sia stata invasa e che quindi i vostri cari siano a rischio. Vengono i brividi solo a pensarlo.

Questa situazione immaginaria per Malinovskyi è diventata durissima, tostissima realtà nella prima mattinata di ieri. E da buon padre di famiglia, Gian Piero Gasperini ha ovviamente chiesto a Ruslan se se la sentisse o meno di giocare.

Malinovskyi ha detto sì. E in queste situazioni, delle due l’una: o hai la testa (in maniera giustificata) da un’altra parte e non ne azzecchi mezza oppure sfoderi una prestazione da urlo. Per fortuna dell’Atalanta, l’opzione giusta è stata la seconda. Dopo il vantaggio di Maehle, nella ripresa due siluri di sinistro dell’ucraino hanno schiantato le resistenze di un debole Olympiakos e hanno regalato la qualificazione agli ottavi a questa Atalanta.

Due gol che sono stato il messaggio, quello con la “m” minuscola”, che Malinovskyi e compagni hanno voluto inviare al resto della concorrenza italiana ed europea. “Vero, siamo spuntati (per colpevole decisione della società e dello staff tecnico, ndr), siamo pochi ma ce la giocheremo fino alla fine“, questo il testo dell’ipotetica missiva made in Zingonia. Missiva rafforzata da Boga e Koopmeiners che ieri, quando sono entrati in campo, hanno dimostrato di essere loro i calciatori che devono trascinare il gruppo in questo ostico momento.

Ma poi vi è stato il Messaggio. Quello semplice ma efficace, scritto sotto la maglia. “No War in Ukraine“, diretto, schietto, sincero. Accompagnato dalle mani giunte del Colonnello. La semplicità contro l’assurdità? Vero, sembra una lotta impari, una goccia. Ma tante gocce formano l’oceano.

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