Diciamocela tutta, alle 21:46 di ieri abbiamo tutti pensato: “ok, quest’anno va così, mettiamoci il cuore in pace“. E, onestamente, come si avrebbe potuto pensare altrimenti dopo che si era vista l’Atalanta sotto immeritatamente con l’Olympiakos, con i greci che avevano puntualmente segnato al primo tiro in porta e con Muriel, unica prima punta “sopravvissuta” in rosa, toccarsi il flessore della coscia sinistra?
Invece, vuoi per l’ingresso in campo di Boga e Koopmeiners forse colpevolmente e frettolosamente tenuti fuori, vuoi per una voglia di ribellarsi a un copione che sembrava essere già scritto, per mezz’ora abbiamo visto la vecchia, cara Atalanta. Una squadra che è riuscita a unire intensità e tecnica, schiacciando l’avversario nella propria metà campo e correndo quasi mai (se non per quel retropassaggio sbagliato di Koopmeiners) pericoli.
Una squadra che è sembrata tornare essere la cara, vecchia Atalanta anche per il modo con il quale sono arrivate le reti. Finalmente la Dea in gol da palla inattiva e grazie a un difensore, Berat Djimsiti, autore di una splendida doppietta.
Un successo importante, che dà morale verso la Fiorentina e verso un ritorno in Grecia che è tutto meno che facile. Sperando che, dopo l’infortunio di Muriel, in società capiscano finalmente l’antifona e che uno tra Pellé e Diego Costa possa arrivare a Zingonia “ad horas”.
Atalanta-Olympiakos 2-1, l’editoriale – Quella voglia di ribellarsi ai segnali negativi
