Il più grande autore teatrale italiano del Novecento, Eduardo De Filippo, soleva dire che “essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male“. Bene, qui nessuno vuole tirare in ballo la sfortuna per giustificare la sconfitta di ieri in Coppa Italia dell’Atalanta con la Fiorentina però una tale concentrazione di episodi negativi all’interno di una stessa partita: 2 legni, le 2 uniche cavolate in area puntualmente punite con 2 calci di rigore e l’apoteosi in pieno recupero: prima Djmisiti si divora il gol vittoria al 91′, poi, al 93′, Milenkovic, difensore entrato da poco visto che la Fiorentina, calcia meglio di Robben indirizzando la palla all’angolino su un rinvio della difesa sugli sviluppi di un calcio di punizione.
Una tale concentrazione che avviene in un periodo dove se una cosa può andare male per l’Atalanta, sicuramente ci andrà (vedasi anche infortunio occorso a Palomino). Bisogna davvero essere degli inguaribili ottimisti per non pensare che tutti questi segnali possano essere dei prodromi della fine del ciclo dell’Atalanta di Gasperini, purché noi tutti ci auguriamo di avere torto.
Cerchiamo quindi di aggrapparci alle note liete di ieri. La prima porta il nome e cognome di Jeremie Boga. Quando si è acceso, l’ex Sassuolo ha dato quell’imprevedibilità e quella fantasia che tanto mancava nella manovra offensiva atalantina. E lo splendido gol segnato ne è piena dimostrazione. La seconda nella prestazione che ha comunque risposto all’abulia di domenica contro il Cagliari. La Dea non è sembrata in disarmo, ma è certo che il gol subito all’ultimo giro di lancette potrebbe portare (ma speriamo di no) delle ripercussioni psicologiche.
Chiusura con due capitoli. Partiamo dal “falso 9”. Ieri è stato impiegato in questo ruolo Pasalic. Ebbene, il croato non ha fatto malissimo ma la sua lentezza e la sua mancanza di cattiveria nel ribadire in rete il pallone ribattuto dal palo di Boga dovrebbe far capire a tutti che un centravanti di ruolo serve. Ci sono solo Diego Costa e Pellé a disposizione? Bene, uno di loro venga ufficializzato prima di subito.
Poi, la questione arbitrale. Cari Percassi, non ci siamo. Bonaventura era in fuorigioco sul gol di Milinkovic e partecipa all’azione. Inutile mandare Marino ai microfoni a protestare “lievemente”. No. Vanno sbattuti i pugni sul tavolo, va fatto un comunicato duro, vanno pretese le scuse dell’AIA. Senza timore di “ritorsioni” perché da perdere non abbiamo più nulla, dato che continuando così l’Europa sarà solo un ricordo. Dolce, ma sempre un ricordo.
Atalanta-Fiorentina 2-3 (Coppa Italia), l’editoriale – Prodromi eduardiani
