Correva l’anno 1993 e al Festival di Sanremo si assistette a un momento storico. Per la prima volta nella storia, una canzone rock sbaragliava tutto e tutti e si aggiudicava la vittoria nella kermesse. Toccava ad Enrico Ruggeri e alla sua “Mistero” riscrivere 40 anni di musica italiana, facendola uscire fuori dal solito stereotipo di canzone sanremese.
“Mistero” poi ha accompagnato la carriera di Ruggeri dato che è diventata pure il titolo di una sua fortunata trasmissione televisiva. Ma “mistero” è anche la parola che alberga tra i tifosi dell’Atalanta, sorpresi come tutti dall’inopinata sconfitta interna contro un Cagliari privo di diversi elementi (Joao Pedro su tutti). Anzi, sono diversi i “misteri” made in Dea che si riferiscono non solo alla gara di ieri ma anche a quello che sta accadendo a Zingonia. Proviamo ad elencarli perché il riconoscimento dei problemi rappresenta sempre la prima tappa della soluzione.
1 – Mistero formazione: da queste colonne abbiamo più volte invocato la possibilità di adottare il 4-2-3-1 oltre al solito 3-4-2-1. Ma un 4-2-3-1 vero, con calciatori in grado di avere le caratteristiche adatte per poterlo applicare. Non un surrogato come quello di ieri, con calciatori fuori ruolo (Pasalic esterno alto è una bestemmia calcistica, così come Muriel a fare il Zapata).
2 – Mistero psicologico: niente da fare, l’Atalanta di quest’anno metterebbe in difficoltà persino Freud. Siamo passati da una Dea che ha stretto i denti nel periodo duro dei contagi Covid contro Inter e Lazio, dimostrando grande carattere, a una compagine nervosa e ansiosa come quella “ammirata” ieri.
3 – Mistero tecnico-tattico: perché l’Atalanta vuole sempre arrivare in porta con il pallone, andandosi puntualmente a scontrare con i pullman avversari, e poche volte ieri ha ampliato il gioco sugli esterni e cercato la soluzione da fuori?
4 – Mistero Zapata: staff medico e staff tecnico si parlano oppure no? Zapata era pronto per giocare almeno una parte di partita oppure no? Se, speriamo di no, la sua assenza sarà lunga qualcuno avrà gli attributi di assumersi la responsabilità della decisione oppure no?
5 – Mistero Sportiello: vogliamo tutti quanti bene a Francesco Rossi, ma la balla sparata ieri da Gasperini in sala stampa è stata grandissima. Sportiello è di gran lunga superiore a Rossi dal punto di vista tecnico e se viene portato in panchina, significa che è a disposizione e quindi può giocare. Punto. Altrimenti, se ha problemi di natura personale, lo si lascia a casa. Già vi è il caso Ilicic e, con il massimo e sacrosanto rispetto per i problemi di tutti, l’Atalanta è una squadra di calcio e non può divenire il Fatebenefratelli.
6 – Mistero staff medico: Hateboer, Zapata 1, Gosens 1, Gosens 2, Zapata 2. Ci vogliono altre prove per capire che qualcosa non sta funzionando o serve altro?
7 – Mistero tifoseria: non conosciamo le dinamiche della Curva e della tifoseria organizzata. Ma tra le motivazioni dello scarso rendimento interno della Dea vi è anche un tifo che, dopo lo scioglimento della Curva Nord, non è più quello di prima. Ragazzi, mettiamo da parte eventuali divergenze. Il bene dell’Atalanta viene prima di tutto e serve che lo stadio torni a essere quel fortino caloroso che tanto sta mancando. Quindi, si nomini alla svelta chi deve dirigere il tutto.
8 – Mistero cessione Piccoli: siamo stati additati come “non conoscitori di calcio” quando scrivemmo che avremmo preferito uno Zaza o un Destro come terza punta in rosa. Eccoci serviti. Adesso chi giocherà centravanti perché Muriel non può scoppiare giocando ogni tre giorni? La scelta è tra un’opzione a sorpresa (Mihaila o, pazzia per pazzia, Demiral) oppure uno svincolato (Pellè o Diego Costa, ma in questo caso andrebbe messo Ilicic fuori lista). In ogni caso, è una situazione di fango odoroso. Tanto per rimanere in tema sanremese, si è trattata di una decisione di mercato da “Brividi” che potrebbe farci fare “Ciao Ciao” all’Europa.
Atalanta-Cagliari 1-2, l’editoriale – Mistero
