Oramai è palese da tanto tempo. Se si vuol prevalere nello sport, bisogna far coniugare due caratteristiche: un’adeguata preparazione fisica e una grandissima forza mentale. Se sei preparato atleticamente ma ti sciogli come neve al sole al primo intoppo, non fai tanta strada. Idem se hai grande consapevolezza nei tuoi mezzi ma sei stato pigro negli allenamenti.
Un binomio inscindibile che però, attenzione, non si traduce in un perfetto equilibrio “50 e 50”. Alle volte, infatti, è necessario che la bilancia penda dalla parte di una caratteristica rispetto che dall’altra. E la vittoria dell’Atalanta di ieri a Verona ne è stata una perfetta dimostrazione.
I calciatori sono esseri umani e come tali risentono di emozioni. Era palese che l’eliminazione dalla Champions avvenuta contro il Villareal lasciasse delle scorie in Zapata e compagni. Ed è stato questo il motivo principale per la prima mezz’ora da “horror” della Dea, totalmente in balia del Verona che è meritatamente passato in vantaggio con Simeone e ha sfiorato il raddoppio con Lasagna.
L’Hellas, però, ha commesso il peccato originale nel quale incappano spesso e volentieri tutte le squadre di caratura media quando affrontano una cosiddetta “grande” del campionato: non chiudere la partita quando il più quotato avversario è in difficoltà.
L’Atalanta, utilizzando il vantaggio tecnico, è uscita piano piano dal guscio, è stata abile a trovare il gol del pari con Miranchuk prima del 45′ e ha accelerato nella ripresa quel tanto che bastava per “permettere” a Tameze di deviare la conclusione di Koopmeiners nella propria porta, regalando i 3 punti alla formazione di Gasperini.
Tre punti pesanti in ogni caso perché il “Bentegodi” resta un terreno di gioco difficile (Juventus e Lazio ci hanno lasciato le penne, l’Inter ha vinto ma soffrendo) e, soprattutto, perché Napoli e Milan hanno rallentato il loro cammino, con i partenopei sconfitti in casa da un Empoli sempre più sorprendente e i rossoneri che solo grazie alla zampata di Ibrahimovic (e un Silvestri non irreprensibile) in pieno recupero hanno evitato il ko a Udine.
La classifica sorride, con l’Atalanta terza a 37 punti a -3 dall’Inter ma anche e soprattutto a +7 sulla Fiorentina quinta e a +11 sull’Empoli ottavo (guardiamo sempre tutto il discorso europeo). Il record di punti del girone d’andata della Dea di Gasperini è stato già staccato. Ma l’appetito vien mangiando e Roma e Genoa rappresentano due occasioni per rimpinguare il bottino. Sperano che la rete di Miranchuk non resti un “unicum” (sarebbe davvero fondamentale recuperare definitivamente il russo, a prescindere dalle sirene di mercato).
Fino al 21 dicembre sera, dunque, si pensi solo ed esclusivamente al campo. Per mercato (queste voci di Muriel scontento si fanno sempre più insistenti) ed Europa League, ci sarà tempo e modo.
Verona-Atalanta 1-2, l’editoriale – Una vittoria “psicologica”
