Come è universalmente noto, il gioco del calcio è nato in Inghilterra nel 1848 traendo ispirazione da un altro sport già diffuso Oltremanica all’epoca: il rugby. Dal rugby sono nate le 2 porte, dal rugby sono nati i primi schemi e dal rugby sono arrivati i numeri delle maglie e il fuorigioco. E chissà che, prima o poi, il calcio non possa prendere dal rugby un’altra regola.
Nelle partite dove si gioca con la palla ovale, infatti, l’allenatore è sempre in tribuna con un assistente a bordo campo con il quale si collega. E se questa consuetudine venisse trasportata pari pari un giorno nel calcio? La prima a felicitarsene sarebbe proprio l’Atalanta.
Nella partita vinta ieri 3-1 a Marassi contro la Sampdoria, in panchina dei bergamaschi sedeva infatti Tullio Gritti, causa squalifica di Gasperini per l’espulsione comminatagli domenica scorsa durante Atalanta-Udinese. E il vice ha confermato il suo trend straordinario da “primo allenatore”, con 5 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta.
Una combinazione che ha fatto balenare l'”idea”: perché Gasperini durante le sfide non se ne va in tribuna e lascia in panchina Gritti? Lo stesso Gasp, tra il serio e il faceto, ha risposto affermativamente alla soluzione prospettata, aggiungendo l’asserzione che in questo modo non verrebbe mai più espulso (ennesima frecciata superflua al mondo arbitrale, area comunicazione dell’Atalanta dove sei?).
Passando alla mera descrizione della partita, tre i temi principali di Sampdoria-Atalanta. In primis, la tenuta psicologica della Dea che è davvero molto, ma molto rilevante.
La compagine di Gasperini era partita bene sfiorando il gol sia con Zapata e poi con Maehle ma poi, al primo affondo, è andata sotto grazie alla rete in contropiede di Caputo. Qualunque altra squadra, reduce tre giorni prima dal pareggio subito in pieno recupero dall‘Udinese, sarebbe crollata. Invece…
Invece, l‘Atalanta ha reagito come meglio non avrebbe potuto. Ha subito premuto sul pedale dell’acceleratore ribaltando la partita sull’asse “ZaZa“, ovvero grazie ai cross di Zappacosta per la testa precisa di Zapata che la prima volta ha trovato la deviazione decisiva di Askildsen ma che nella seconda occasione è stata tutta farina del sacco del colombiano, al suo 100/o centro in Serie A.
Gli altri due temi sono invece strettamente collegati tra di loro: gli infortuni e i giovani. La sfortuna ha nuovamente fatto capolino nell’Atalanta e sempre tra i difensori centrali. Palomino (che sarebbe stato comunque costretto a saltare Atalanta-Lazio per squalifica) si è arreso al 45′ (verrà valutato oggi, ma non dovrebbe essere nulla di grave), aggiungendosi alla lista che già contiene i nomi di Toloi, Demiral (attesi però nell’elenco dei convocati contro la Lazio) e Djimsiti.
Ragion per cui, nella ripresa largo alla meglio gioventù. Ad affiancare Lovato, l’imberbe 17enne Giorgio Scalvini. A quel punto, il giusto passaggio alla difesa a 4, con De Roon a fare da collegamento tra il reparto arretrato e il centrocampo. Risultato? Sampdoria sparita dal campo, Atalanta quasi mai in sofferenza ma con l’unico torto di aver chiuso troppo tardi la partita, al 95′ con uno splendido gol di Josip Ilicic.
Gasperini ha tessuto le lodi dei due giovani atalantini, affermando che il recupero dei colleghi più “esperti” può avvenire con calma. Ed è un complimento importante, dato che proviene da chi difficilmente li dispensa.
Bastone e carota, quindi, quelli applicati da Gasperini. Per ora dalla panchina. Ma chissà che un giorno la tribuna possa rappresentare la regola e non l’eccezione.
Sampdoria-Atalanta 1-3, l’editoriale – Gasperini come gli allenatori di rugby? Quasi quasi…
