Ragionando a mente fredda, teoricamente, non ci sarebbe alcuna motivazione per essere insoddisfatti. Dopo 9 giornate, l’Atalanta ha 15 punti, uno in più della scorsa stagione ed è quinta in coabitazione con Fiorentina e Juventus, a -1 dalla Roma che, con 16 lunghezze, chiude la zona qualificazione Champions League. E, a proposito di Coppa dalle Grandi Orecchie, l’Atalanta è ancora perfettamente in corsa per la qualificazione agli ottavi. Quindi, ok, Beto ha pareggiato per l’Udinese al 93′, ma perché farne un dramma?
Un dramma no, sarebbe assolutamente ingeneroso. Ma sarebbe assolutamente altrettanto ingeneroso minimizzare quanto accaduto ieri all’ora di pranzo al “Gewiss Stadium”. Partiamo dal primo tempo. Vero, l’elenco degli assenti dell’Atalanta è a dir poco corposo e ieri, all’ultimo, si è aggiunto anche Maehle tra gli indisponibili. Ma, nonostante questo, Gasperini si è intestardito nel 3-4-2-1 con De Roon retrocesso nei tre dietro e Pasalic nuovamente schierato nel suo ruolo innaturale di centrocampista centrale.
Il croato, bisogna dirlo subito, ha disputato una delle sue migliori partite in quel ruolo. Un fattore che non ha risparmiato l’Atalanta da tre imbucate che hanno portato Udogie, Pussetto e Molina a concludere da ottima posizione (per fortuna dell’Atalanta, in tutte e tre le occasioni il pallone è rimasto ben lontano dalla porta difesa da Musso)
Poi, il possesso palla dell’Atalanta ha finalmente portato a occasioni, giunte nella parte migliore della gara atalantina, vale a dire nella mezz’ora composta dal quarto d’ora finale del primo tempo e l’omologo iniziale della ripresa. In quell’intervallo temporale sono arrivati un palo, colpito da Ilicic, due palle gol con Pasalic e lo stesso Ilicic e infine la perla di Malinovskyi che ha portato avanti la Dea.
Dopodiché, l’Atalanta si è pericolosamente abbassata, facendo purtroppo capire all’Udinese che poteva portarsi a casa il pareggio. I friulani ci hanno creduto, costringendo Musso, ex di turno, a passare dall’altare alle polveri nel giro di un paio di minuti. Prima il miracolo sul tentativo di autogol di Lovato, poi l’uscita a farfalle in occasione del gol di Beto.
Nel mezzo, la oramai solita espulsione di Gasperini. Sulle parole poco edificanti del tecnico di Grugliasco ci torneremo tra poco. Su una sua decisione che ci ha lasciati alquanto perplessi, ne parliamo ora. 85′, Malinovskyi deve uscire perché non ne ha più. Ebbene, perché mettere Scalvini e non Piccoli? L’aver inserito il giovane difensore “made in Zingonia” ha sortito due effetti negativi.
In primis, il messaggio sbagliato rivolto alla squadra: “l’Udinese fa paura, ci dobbiamo difendere”. Psicologicamente devastante. In secundis, perché privarsi di una punta forte fisicamente che poteva sia tenere palla, facendo salire la squadra (appurato che Muriel e Miranchuk non stavano incidendo) sia aggiungere quei centimetri che sarebbero serviti anche in fase difensiva in occasione di palle inattive?
Una domanda legittima, che sarebbe stata sicuramente posta dai giornalisti presenti in sala stampa, se non fosse che Gasperini (scientemente) ha tergiversato, ponendo l’accento sugli “arbitri ragazzini che non ci mettono la faccia“.
Il tecnico piemontese ha, paradossalmente, anche parzialmente ragione perché da tempo immemore si chiede agli arbitri di comunicare sulle partite da loro dirette. Una manifestazione di trasparenza che spegnerebbe sul nascere la maggior parte delle polemiche arbitrali. Però non può permettersi in alcun modo di etichettare come “ragazzini” persone che comunque sacrificano gran parte della loro vita privata per permettere al carrozzone calcio di andare avanti.
Un’uscita decisamente infelice. E non è la prima, in questa stagione. Tant’è vero che ci sarebbe da domandarsi: ma l’Atalanta ha o no un’area comunicazione? E, se sì, possibile che mai nessuno di quest’area abbia stoppato Gasperini quando si percepiva che quest’ultimo la stesse facendo fuori dal vaso?
Semplicissime domande alle quali gradiremmo avere semplicissime risposte.
Atalanta-Udinese 1-1, l’editoriale – Una beffa “cercata”. Ma l’area comunicazione dell’Atalanta esiste?
