Riccardo Magrini è una delle voci più apprezzate nel panorama dei commentatori tecnici sportivi. Ex corridore professionista dal 1977 al 1986 (con nel curriculum vitae una tappa vinta al Giro d’Italia e al Tour de France nel 1983), è attualmente commentatore tecnico delle principali corse ciclistiche per Eurosport. E, tra le varie sue “massime” diventate oramai celebri, ve ne è una che calza a pennello per il successo di ieri dell’Atalanta in quel di Empoli e per il momento generale della compagine bergamasca, fresca di festeggiamenti per i suoi primi 114 anni di vita (Auguri, Dea!)
“Ci vuole della calma“. Questa è una frase tipica che Magrini ripete soprattutto quando commenta i Grandi Giri e si è nelle fasi iniziali, volendo sottolineare e rimarcare come nulla si possa considerare in quel momento deciso. Ebbene, ci vuole della calma per commentare quanto accaduto al “Castellani”.
Sarebbe infatti troppo facile lasciarsi andare alla oramai tanto abusata espressione vittoria “scacciacrisi”. In primis, perché non vi era nessuna crisi (almeno di risultati) in corso. In secundis, perché l’Atalanta ha conquistato sì tre punti fondamentali e che la mantengono nel gruppo delle immediate inseguitrici di Napoli e Milan, ma la vittoria ha lasciato ancora diversi dubbi.
Però partiamo dalle note liete. La prima ha il nome e cognome di Josip Ilicic. Con la doppietta di ieri, lo sloveno è diventato il primo straniero ad andare in gol per undici campionati di Serie A consecutivi. Una statistica paradossale. Un primato di continuità per un calciatore che ha fatto della discontinuità una delle sue caratteristiche principali. Ma quando l’interruttore della sua voglia è impostato su “ON”, resta sempre uno spettacolo. Due reti (la seconda semplicemente eccezionale), giocate interessanti e un rigore…malamente sbagliato giusto per non essere troppo perfetto, mettiamola così.
La seconda ha ancora un nome e cognome, quello di Mario Pasalic. L’elogio della semplicità. ognuno deve essere messo dove rende meglio. Basta, basta davvero mettere il croato a centrocampo, dove viene solo mortificato. Nel suo ruolo naturale, quello di trequartista, ha inciso su tre delle quattro reti dell’Atalanta di ieri. Un dato numerico incontrovertibile.
Infine, un’aumentata consapevolezza dei propri mezzi. Vero, l’Atalanta ha sofferto in alcune fasi della partita ma si è percepita la sensazione che alla fine la superiorità tecnica della compagine bergamasca avrebbe fatto la differenza. E infatti lo stesso Gasperini ha voluto giustamente sottolineare questo aspetto.
Ma, come si scriveva poc’anzi, si è sofferto. Quando Demiral è costretto a salvare sulla linea per due volte nella stessa partita, beh, non si può certo affermare che la gara sia stata una passeggiata di salute. Anzi, se all’85’ i toscani avessero segnato il gol del 2-3, la sofferenza si sarebbe moltiplicata.
L’Atalanta, soprattutto dal 65′ al gol di Zapata all’89’, ha subito l’Empoli. Non è mai andata in vero affanno, ma ha subito. E una squadra che avrebbe l’intenzione di avere alla fine del torneo una classifica di una certa importanza, non può lasciare l’iniziativa per 25 minuti buoni di gara a un avversario inferiore tecnicamente. Perché se lo facessi contro una squadra della tua caratura o più forte, soccomberesti inesorabilmente.
Essere sempre sul pezzo. Ecco cosa manca ancora attualmente all’Atalanta. Ma siamo fiduciosi che questo tassello verrà presto inserito nel puzzle. Siamo ancora all’inizio. E ci vuole della calma.
Empoli-Atalanta 1-4, l’editoriale – Ci vuole della calma
