“E allora ditelo”, cantava Marco Columbro nella sigla di una trasmissione Fininvest (l’attuale Mediaset) di fine anni ’80, “Bellezze al Bagno”, risposta del Biscione al “Giochi Senza Frontiere” della RAI. Un ritornello che i tifosi dell’Atalanta stanno idealmente canticchiando ai propri calciatori che ieri sono stati croce e delizia, mentre i cardiologi della Bergamasca si stanno fregando le mani perché dovranno con ogni probabilità visitare molti pazienti nei prossimi giorni.
Partiamo dalla nota positiva (anzi, l’aggettivo è perfino riduttivo). Con la vittoria in casa del Genoa per 4-3, l’Atalanta ha conquistato la terza, fantastica, splendida qualificazione consecutiva alla Champions League. La Dea parteciperà per la terza volta di seguito alla massima manifestazione calcistica europea per squadre di club, una competizione dove a decidere chi partecipa non è qualcuno che ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia già ricca di suo, ma l’unico giudice supremo del calcio da quando questo sport è stato ideato: il campo.
Un traguardo straordinario di per sé, reso ancora più significativo dal fatto che a conquistarlo sia una società che ha un bilancio assolutamente in attivo, a evidenziare che i risultati di una certa rilevanza possono essere raggiunti anche stando attenti ai conti e non spendendo “ad minchiam”.
Un obiettivo raggiunto con un campionato lineare, fatto di tantissimi alti e pochi bassi. La partita di ieri al “Ferraris” di Genova è entrata di diritto tra gli “alti”, ma ci è mancato pochissimo che non venisse iscritta sotto l’altra voce. L’Atalanta quest’anno ha, nonostante la qualificazione in Champions, dilapidato punti incredibili.
A Bologna la Dea era avanti 2-0 fino al 75′, per poi farsi raggiungere nel finale di gara. In casa col Torino, Atalanta avanti 3-0 al 45′, 3-3 al 90′. Con la Roma all’Olimpico una decina di pallegol divorate e un 1-1 strettissimo. Ieri, l’Atalanta conduceva per 4-1 al 65′, mangiandosi il quinto gol con Toloi. Ebbene, in venticinque minuti il Genoa si è rifatto sotto fino ad arrivare al 4-3 e i fantasmi delle rimonte subite sono subiti riaffiorati.
Fortunatamente, la beffa non si è concretizzata e abbiamo potuto tutti celebrare la Dea che per la terza volta di fila ha staccato il pass per la Champions League. Però, non si può far finta di nulla.
Spiace sottolinearlo all’indomani del raggiungimento di un traguardo importante e a due giorni dalla finale di Coppa Italia con la Juventus, ma un’Atalanta che ha questa tendenza a staccare la spina troppo presto potrebbe continuare ad agguantare obiettivi prestigiosi, ma difficilmente, se non modifica questo suo comportamento, potrà mai pensare di centrare quello più prestigioso tra i più prestigiosi: lo Scudetto.
Un’osservazione che non guasta assolutamente il momento. Che non può essere ancora di festa, ma deve esserlo di concentrazione. Per provare ad alzare quella Coppa che manca a Bergamo da 58 anni. E cercando di non procurare ulteriore clientela ai cardiologi.
Genoa-Atalanta 3-4, l’editoriale – La squadra da Champions più amata dai cardiologi
