Sassuolo-Atalanta 1-1, l’editoriale – Non c’è tempo (né motivi) per rammaricarsi

Le partite di calcio hanno diverse caratteristiche. La principale? Quella di essere “storia a sè”, vale a dire che molte gare possono terminare con lo stesso punteggio ma avere andamenti totalmente diversi.

Una premessa doverosa per far capire come l’1-1 di ieri a Reggio Emilia contro il Sassuolo ha in comune solo il punteggio con il pareggio di Roma di due giornate fa. Il vero rammarico, il pesante rammarico rimane per la sfida dell’Olimpico. Il punto contro la formazione di De Zerbi, invece, non deve far storcere il muso, nonostante Muriel abbia sciupato un calcio di rigore. E questo per una serie di ragioni.

In primis, la statistica. Checché ne dica qualcuno, la legge dei grandi numeri nel calcio ha la sua importanza. L’Atalanta l’aveva sperimentata a suo favore poche giornate fa, battendo dopo 20 anni la Juventus in campionato grazie al gol di Malinovskyi. Il Sassuolo era reduce da 7 sconfitte consecutive contro la Dea e quindi era anche “logico” che volesse mettere un freno a questa emorragia di ko, sfruttando poi il momento favorevole di forma (gli emiliani erano reduci da quattro successi di fila e hanno oramai la Roma e la qualificazione in Conference League nel mirino).

Poi, per come si è messa la partita, con l’espulsione di Gollini (a proposito, l’estremo difensore ha ammesso la propria colpa chiedendo scusa ai compagni e ai tifosi). L’Atalanta in 10 però è riuscita a trovare il…10, nel senso del decimo gol di Robin Gosens che ha rotto finalmente la maledizione della doppia cifra e a giocare alla pari, nonostante l’inferiorità numerica, con il Sassuolo.

Fino a quando Pairetto (che nel primo tempo aveva negato un rigore a Zapata) ha concesso un generoso rigore alla truppa di De Zerbi che Berardi ha trasformato. Proteste nerazzurre che però devono necessariamente acquietarsi al rigore (anche qui, diciamolo, generoso) procurato e poi malamente sbagliato da Muriel.

Comunque, in soldoni, l’Atalanta aveva l’impegno decisamente più probante in questo turno di campionato tra tutte le concorrenti alla qualificazione alla prossima Champions League ed è riuscita a “salvarsi”. Con le altre che non è che hanno dimostrato grande prova di sé. Milan, Juventus e Lazio hanno sì vinto ma i rossoneri 2-0 col Benevento sciupando moltissimo, i bianconeri in rimonta e con polemiche a Udine affidandosi al “solito” Cristiano Ronaldo, la Lazio col patema d’animo col Genoa per 4-3. E il Napoli è stato bloccato all’ultimo secondo dal Cagliari sull’1-1, grazie al gol di Nandez che ha fatto esplodere di gioia i tifosi del Casteddu…e anche quelli della Dea.

E la serata domenicale è stata poi definitivamente rallegrata dalla sconfitta della Roma a Genova contro la Sampdoria per 2-0, che consente all’Atalanta di avere la sicurezza della fase a gironi di Europa League come ipotesi peggiore. Già, avete letto bene. Mal che vada, la Dea disputerà l’Europa League (che, sportivamente parlando, converrebbe anche di più della Champions, ma questo è un altro discorso). Un traguardo che già rende indimenticabile questa stagione.

Per farla passare da “indimenticabile” a “leggendaria” vi sono 4 partite di campionato e la finale di Coppa Italia del 19 maggio. Quindi, bisogna concentrarsi. Tempo e spazio per i rammarichi non ce ne sono.


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