Roma-Atalanta 1-1, l’editoriale – Un vizio diventato difetto. E che può costare la Champions

Diciamoci la verità, l’abbiamo pensato tutti quando Muriel si era divorato l’ennesima occasione prodotta dall’Atalanta nella sfida contro la Roma. Abbiamo tutti pensato: “ecco, queste sono le classiche partite dove la beffa è dietro l’angolo“.

Neanche il tempo di far materializzare questo pensiero che è arrivato prima il secondo giallo (giusto, bisogna ammetterlo) per Robin Gosens e poi il più classico dei gol dell’ex, quello segnato da Bryan Cristante con una staffilata da lontano sulla quale (sebbene sappiamo che alcuni pensino il contrario) non intravediamo colpe particolari di Gollini.

Fortunatamente, la beffa è stata solo parziale perché la Roma non è riuscita a sfruttare pienamente la superiorità numerica anche grazie a una parata, quella sì decisiva, di Gollini su Carles Pérez e quindi, stando alla classifica, l’Atalanta può anche abbozzare un sorriso dopo la partita di ieri. Questo per due motivi.

In primis, perché la stessa Roma rimane a distanza di sicurezza, a -10 (anzi -11, considerando lo scontro diretto) dall’Atalanta a 6 gare dal termine dal campionato, avvicinando la Dea a ottenere la certezza dell’Europa League come ipotesi peggiore (e sarebbe comunque tanta roba). In secundis, perché 7 punti tra Fiorentina, Juventus e Roma con due partite in esterna restano comunque un bottino sul quale, alla vigilia, tutti quanti noi avremmo messo un’enciclopedia di firme.

Però è anche vero che, proprio in occasione della vittoria per 3-2 al “Franchi” affermammo che quest’Atalanta stava giocando col fuoco, perché erano troppe le occasioni sprecate. Ebbene, ieri a Roma la Dea si è parzialmente scottata mangiandosi troppi gol che parevano essere già fatti.

Si tratta di un vizio, quello della mancanza di concretezza, che l’Atalanta di Gasperini ha sempre posseduto e che, a periodi alterni, torna a far capolino. Il problema però è semplice. Fino all’anno scorso, sciupare occasioni da gol poteva essere un vezzo che ci si poteva permettere, poiché una o due delle cosiddette grandi stavano completamente cannando la stagione e quindi si è arrivati tra le prime quattro anche con qualche punto buttato lungo il cammino.

In questo campionato, dove invece tutte sono ancora in corsa (e c’è un Napoli scintillante che sta premendo alle spalle), anche un singolo punto perso potrebbe risultare essere fatale per il ritorno nella massima manifestazione sportiva calcistica continentale (sottolineiamolo con forza, “sportiva calcistica”). Quindi, già con il Bologna deve assolutamente esserci un’inversione di tendenza.

Avviso ai naviganti: lo scriviamo adesso in tempi non sospetti. Dovesse essere Europa League, il primo che parlerà di fallimento andasse a prenotarsi l’abbonamento per la Superlega.

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