Konko, Toloi, Masiello, Drame. La difesa titolare dell’Atalanta il 21 settembre 2016 nella sfida interna contro il Palermo persa all’89’ per 1-0 a causa delle rete rosanero di Nestorovski, l’ultima volta che Gian Piero Gasperini è partito con una difesa a 4.
Da quel momento in avanti, sempre ed esclusivamente difesa a 3, contro qualunque avversario, che si chiamasse Liverpool o Real Madrid o Juventus o Crotone o Lecce. Un pilastro inamovibile, tanto da diventare un autentico dogma.
Ebbene, ieri Gian Piero Gasperini, nella partita del “Bentegodi” contro il Verona, ha fatto l’eretico. Atalanta partita con la difesa a 4, quattro anni e mezzo dopo l’ultima volta. Con un interprete in comune, Rafael Toloi (a proposito, stoico l’italo-argentino nel giocare con i tamponi al naso dopo la tacchettata subita da Barak) impiegato nel ruolo di terzino destro, con Romero e Palomino centrali e Djimsiti sull’out mancino.
Un’eresia che ha sortito un duplice effetto. In primis, il Verona è rimasto totalmente spiazzato dalla novità tattica non riuscendo a trovare le misure per arginare l’Atalanta nel primo tempo e non è assolutamente un caso che le reti che hanno deciso l’incontro siano arrivate proprio nei primi 45 minuti.
In secundis, ha consentito a Ruslan Malinovskyi di esprimersi nel suo ruolo naturale, quello di mezzala alta. E non è stato assolutamente un caso che l’ucraino abbia fornito la sua miglior prestazione in assoluto da quando è a Bergamo. Sta poco da fare, Malinovskyi ha bisogno di allargare il suo radar di gioco per potersi rendere pericoloso e per essere efficace negli inserimenti. Da trequartista accentrato, nello stretto, se la cavicchia ma non ha il passo per saltare l’uomo e creare superiorità numerica.
Un’altra apprezzabile novità è stata l’Atalanta che nel secondo tempo è riuscita a gestire la gara senza particolari affanni, se non un tentativo di Lazovic ben contrato dal rientrante Gollini che, a parte quell’episodio, ha vissuto una gara da spettatore non pagante (ammesso e non concesso che si possa abusare di questa definizione in questa particolare stagione). Segno di una maturità e di una crescita di squadra in continua evoluzione.
Gasperini, negli spogliatoi, ha provato a giustificare la sua eresia per l’assenza di Gosens e Hateboer e per aver voluto dare un turno di riposo parziale a Maehle. Una giustificazione che ci sta. Ma quest’Atalanta eretica ci è piaciuta. E sarebbe eresia, nel vero senso del termine, far sì che rimanga solo un episodio.
Verona-Atalanta 0-2, l’editoriale – Con l'”eretico” Gasperini, il miglior Malinovskyi
