Quando una squadra affronta un’altra avendo a disposizione un innegabile vantaggio dal punto di vista della tecnica e dell’esperienza e la partita va come teoria vuole, ossia con la compagine più forte fare un sol boccone di quella più debole, parlarne in maniera approfondita rischia di diventare un esercizio stucchevole.
E ieri Atalanta-Crotone 5-1 va annoverata nell’elenco di quelle gare dove la squadra forte è riuscita a incamerare i 3 punti contro quella più debole senza particolari difficoltà e quelle poche che ci sono state sono avvenute per autentici regali della formazione dominante.
Di conseguenza, l’approfondimento su partite del genere va fatto non sull’andamento di squadra, ma su prestazioni di singoli che avevano, per svariati motivi, la lente d’ingrandimento addosso. Con buona pace di Gasperini che, da mesi oramai, si sta sgolando nell’affermare come la squadra venga assolutamente prima del singolo (e in linea generale siamo d’accordissimo con il Vate di Grugliasco).
In cima a questa particolare lista vi era assolutamente Josip Ilicic. Quanto possono essere liquide le situazioni nel calcio. Una settimana fa, lo sloveno era quello svogliato che non riuscì a inserirsi nello spirito di sacrificio che permeava l’Atalanta che stava cercando di resistere in 10 al Real Madrid, nell’andata dell’ottavo di finale di Champions League. Una svogliatezza che costrinse Gasperini a toglierlo dal campo nonostante lo stesso Ilicic fosse un subentrante, un evento che raramente si verifica in una partita.
Ieri, contro il Crotone, lo sloveno ha sciorinato una prestazione superba. 90 minuti in campo, 1 gol e 2 assist ma anche 2 assist per gli avversari, nel senso che da 2 suoi errori sono nati sia il gol di Simy (sebbene il carico da 90 sia sempre da attribuire all’incomprensione tra Romero e Freuler) sia un’altra azione pericolosa dei pitagorici nella ripresa.
Errori che però fortunatamente diventano minuzie quando da contraltare vi è una prestazione finalmente concreta e cazzuta in proiezione offensiva. Insomma, dalla “nonna” negativamente ammirata contro il Real al “professore” che ha impartito lezioni di calcio contro il Real. Ilicic è così, Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Con i tifosi della Dea che ovviamente sperano che la versione accademica dello sloveno resti quella predominante.
Poi, menzione per altri tre singoli. Trasferiamoci in porta. Ieri, terza partita consecutiva in campionato da titolare per Marco Sportiello, la seconda di fila come uscita complessiva dell’Atalanta. Significa che Pierluigi Gollini è stato considerato “colpevole” da Gasperini del gol subito da Mendy in Champions e per questo è stato (momentaneamente?) accantonato? Difficile dare una risposta sicura su questo aspetto, ma vale la pena ricordare come il ruolo del portiere sia estremamente delicato e le gerarchie devono essere chiarite il prima possibile, per il bene dei due ragazzi.
Infine, complimenti a Davide Ghislandi, ennesimo figlio di Zingonia che ha esordito ieri in A subentrando a Gosens a 19 anni. Un passo importante per un processo che è, assolutamente, ancora in corso.
Atalanta-Crotone 5-1, l’editoriale – Ilicic, una nonna come professore
