Il plotone d’esecuzione era già pronto per uscire nel piazzale. Dopo la sconfitta con la Lazio e la clamorosa rimonta subita dal Torino, l’Atalanta stava per compiere un altro mezzo passo falso nella sua corsa verso le altissime posizioni della classifica.
Lo 0-0 contro il Cagliari avrebbe significato 2 punti persi da Roma e Napoli e 2 punti guadagnati dal Sassuolo nei confronti dei nerazzurri, con Gasperini al muro per il troppo turnover messo in campo alla Sardegna Arena. Nelle canne dei fucili ci sarebbero state poi altre critiche del tipo “Pessina che non rende a centrocampo come sulla trequarti“, “Sutalo non può giocare esterno destro quando si è obbligati a vincere“, “Ilicic quando è svogliato è un peso“.
Invece, proprio quando pareva essere tutto pronto per una settimana di polemiche, ci ha pensato un quasi trentenne colombiano che quando entra in campo è più letale della “ciabatta della mamma” (citazione della pagina Facebook “Chiamarsi Bomber“).
Già, si possono fare tutte le elucubrazioni mentali che si vogliono sul calcio, ma tutte cadono quando si ha a disposizione un calciatore come Luis Muriel. Una sua perla ieri ha tolto le castagne dal fuoco al 90′ all’Atalanta, la sua tredicesima perla stagionale, la quinta da subentrante.
Una rete dove Muriel ha dimostrato – semmai ce ne fosse stato ancora bisogno – la sua indubbia tecnica. Dribbling a un paio di avversari e staffilata imprendibile per Cragno, un gol eccezionale.
Un gol che vale 3 punti di platino per la classifica dell’Atalanta, che finalmente ha una settimana piena per preparare un impegno importante come lo scontro diretto in campionato contro il Napoli. Un gol che dimostra una verità inconfutabile: tutte le discussioni sul calcio cessano dinanzi alla tecnica e alla classe dei protagonisti in campo. E Luis Muriel è uno di questi.
Cagliari-Atalanta 0-1, l’editoriale – Muriel, la semplicità del calcio
