Atalanta-Napoli 3-1 (Coppa Italia), l’editoriale – Pessina, l’equilibratore con qualità che fa sorgere un dubbio. E due paroline a “mamma RAI”

Per tutto il mondo, la sigla “PES” significa il famoso videogioco di calcio (PES è acronimo di Pro Evolution Soccer) prodotto da Konami che da anni contende a FIFA di Electronic Arts il ruolo di numero uno tra le piattaforme virtuali che riproducono lo sport più diffuso del mondo.

Per tutto il mondo, tranne a Bergamo. Sotto le Mura Venete, PES è semplicemente il semplice soprannome di Matteo Pessina, la scoperta più bella dell’Atalanta 2020/2021.

Una scoperta che ieri ha trascinato la Dea alla sua quinta finale di Coppa Italia della storia (appuntamento il 19 maggio contro la Juventus, probabilmente a Milano), grazie alla doppietta nella semifinale di ieri contro il Napoli, vinta dalla banda Gasperini per 3-1.

Fino a ora, il monzese classe 1997 era stato ricoperto di elogi per un altro motivo. Rispetto al Papu Gomez, del quale ha raccolto la pesante eredità dal punto di vista della posizione, garantiva più equilibrio nel delicato compito di raccordo tra la fase di costruzione e quella offensiva. Tant’è vero che è diventato, per gli addetti ai lavori, l'”equilibratore” dell’Atalanta.

Ieri non solo Pessina ha confermato di saper applicare questo ruolo, ma ha dimostrato comunque di avere prodromi di buona qualità tecnica. Se non sei uno che è capace di dare del “tu” al pallone, lo slalom speciale con i difensori del Napoli nella funzione di paletti e il tocco sotto a beffare Ospina in uscita, non lo riesci a fare.

Intendiamoci, dal punto di vista tecnico il Papu resta superiore a Pessina. Ma, sottolineiamolo con forza, solo per ora. All’età del nostro numero 32, l’argentino stava vivendo la prima delle sue tre stagioni a Catania. Dimostrando di avere buone doti, ma era ancora un lontanissimo parente dell’attuale “tuttocampista”. Quindi, se Gomez ha avuto un’evoluzione importante, perché non la può avere Pessina? Nel post partita, Gasperini ha battuto l’accento più volte proprio su questo punto.

Tant’è vero che un dubbio sorge spontaneo. E se la cessione del Papu fosse dovuta esclusivamente a un motivo tecnico e non (almeno non solo) a motivi disciplinari? L’argentino ha speso parole al miele nei confronti della società e di Gasperini nel famoso video realizzato nel giorno del suo addio, ieri sui social ha messo i “mi piace” a tutti i post realizzati dall’Atalanta per celebrare la finale. Vuoi vedere che, alla fin fine, le parti in causa si sono lasciate in buoni rapporti?

Da un dubbio a una certezza. Ieri, a “mamma RAI”, la qualificazione in finale dell’Atalanta non è andata proprio giù. Chiaro, l’ennesima finale Juventus-Napoli avrebbe portato ben altri ascolti rispetto a Juventus-Atalanta. Ed ecco spiegato perché ieri De Capitani in telecronaca pareva un incrocio tra Alvino e Auriemma (storici telecronisti faziosi partenopei), cianciando di un “ottimo Napoli nel secondo tempo” (obiettivamente, a parte il forcing dei primi 10 minuti della ripresa nella quale Lozano aveva riaperto il match e il grande intervento di Gollini su Osimhen, la squadra di Gattuso non è pervenuta), fino ad arrivare al lapsus freudiano, con l’urlo “Osimhen” quando Pessina stava depositando in rete il punto del 3-1.

Poi, nel dopo partita, la perla finale con la faccia da….di Marco Lollobrigida che prova a provocare Gasperini sul Papu Gomez, che l’ospite Teotino ha dato erroneamente già in finale di Coppa del Re (quando il Siviglia ha vinto solo la semifinale d’andata, battendo 2-0 il Barcellona). Il tecnico di Grugliasco, però, ha saggiamente percepito la trappola mediatica, rispedendola col sorriso al mittente.

Tranne pochi professionisti con la P maiuscola (Bisantis, Bizzotto, Bragagna, Repice, Volpi, non ce ne vengono in mente altri), la qualità dei giornalisti sportivi RAI è decisamente scaduta negli ultimi anni. Ma forse è una qualità che rispecchia la cultura e l’intelligenza della maggior parte degli italiani. Tendenti decisamente al basso.

Lascia un commento